Se lui non la tocca: donne che amano gli uomini gay

Vagamente femminile - Il problema delle donne che amano i gay

Ieri mi ha scritto una ragazza, giovane e bella, dai discorsi un po’ confusi e tremanti, ma il suo dilemma era limpido a entrambi: “il mio ragazzo non mi tocca. Dice che è colpa mia, non lo eccito. Credo sia gay, lo sento, ma non vuole parlarne e io lo amo troppo per lasciarlo”.

Nei chiacchiericci urbani vengono definite allegramente “frociarole”, cioè quelle con cui si fidanzano gli uomini gay per avere una facciata etero. Quasi fosse un gioco, ma non lo è.

Da quando scrivo dei problemi di coppia mi hanno contattato tante donne in merito ai loro rapporti, ai loro matrimoni, a dinamiche che credevano irrilevanti o a cui rassegnarsi, e che oggi, grazie al fatto che se ne parla un po’ di più ma mai abbastanza, vedono con occhi diversi.
Donne che non confesserebbero mai a nessuno quello che stanno passando e il silenzio insopportabile in cui sono cadute, che ha inondato gli spazi comuni e il letto.
Donne che non parlerebbero mai di sesso, perché è una cosa troppo intima, forse sporca, probabilmente sconveniente.
Donne che non oserebbero mai esporre l’umiliazione del fallimento di fronte a una sorella, a una madre, a un’amica, a uno psicologo.
Donne che non chiedono aiuto, ma schivano i tormenti facendo tanto sport, shopping, cucinando in abbondanza, o comprando mobili nuovi ogni mese per tenersi occupate. Donne che non hanno il coraggio di mettere in discussione un impegno emotivo che dura da anni, e che ha coinvolto famiglie, ricordi preziosi, a volte il lavoro o dei figli.
Donne che restano sole e si sentono sole, abbandonate dalla propria intelligenza e dal proprio orgoglio, e abbandonate dall’uomo che fa finta di nulla. Fa finta che tutto vada bene, che si possa continuare a sprecare domeniche a pranzo dai suoceri o abbonamenti a Sky Tv per le sere sul divano.
Donne infelici che dall’esterno hanno avuto la fortuna di un marito presente, una bella casa e dei bambini educati.
Donne che continuano a sorridere agli estranei per educazione, quando invece potrebbero ridere di gusto.
Donne che restano nonostante tutto, ma dalla finestra rimpiangono e sognano la fuga, una vita diversa, desiderano solo un tocco di calore.

“È colpa mia?” si chiedono, reiterando ancora una volta l’idea nociva che sia la donna a dover dimostrare qualcosa all’altro o compiacerlo.

Ci sono spesso donne vincolate morbosamente all’uomo, e incapaci di immaginare alternative.
Si sentono poco affascinanti, magari hanno vissuto un rapporto di conflitto e paragoni con figure femminili importanti e più sexy.
La sua autostima è bassa e al servizio di chi le regala una piccola attenzione.
Ciò che definisce amore, perciò, è un mix di paure e insicurezze personali, che la portano a non rischiare di perdere il proprio uomo perché potrebbe non trovare nuovi porti sicuri, e ritrovarsi di nuovo sola.
In definitiva, un rapporto d’amore fondato sulla fobia e sulla fragilità, sul bisogno di essere in due perché non si è mai gestita l’indipendenza, o perché il proprio carattere non si è fortificato del tutto.
Il rischio in questo tipo di relazioni è che il rifiuto sessuale del partner, l’essere incolpata di poco fascino o inesperienza, individuata come unica responsabile della carestia di effusioni, possa amplificare l’incapacità di fuggire, di poter tornare single.
Perché, in questo contesto, la donna coltiva la propria umiliazione e si convince, nel tempo, di non essere all’altezza: non sono attraente, non sono femminile, non vado bene come compagna, non ho nulla da offrire, non valgo niente, nessuno mi vorrà.

Poi ci sono altri casi in cui la donna non è cosciente della propria sessualità, non ha mai esplorato il proprio corpo, ed è dunque vittima di un’ignoranza candida.
Ciò che mi fa rabbia è che queste donne non hanno idea di quanto sia normale fare o non fare sesso, e potrebbero accettare le condizioni del marito per sempre.
A volte fidanzate fin dall’adolescenza e quindi prive di termini di paragone per quanto riguarda la varietà nell’ambito amoroso: l’uomo con cui sono fidanzate o sposate è l’unico o uno dei pochi con cui abbiano fatto l’amore, l’unico che abbiano baciato, l’unico che le abbia istruite sulla varietà della passione, perciò per loro è difficile stabilire cosa sia “ordinario o “straordinario”, o ascoltare campanelli d’allarme nel caso in cui un uomo si dimostri riluttante, scorbutico, impotente.
Le loro esperienze di vita e conoscenze della società sono circoscritte al proprio cortile domestico. Sono dunque preferite dai finti eterosessuali proprio per queste caratteristiche, che bene si addicono a una routine maschile vagabonda, alle serate di calcetto che finiscono molto tardi, ai weekend di pesca fuori città, ai telefonini sempre scarichi e quindi irraggiungibili.
Insomma, lui fa quello che gli pare e lei non fa domande.
Lui non cede gentilezze carnali e a lei non sembra strano, perché ignara di come funzionino i rapporti di chi la circonda.
Purtroppo, per tradizione familiare, per omologazione al contesto femminile del paese o del quartiere, per discriminazione e sessismo, ancora troppe donne rinunciano al sesso e al piacere dell’orgasmo, riducendo l’atto al semplice momento di procreazione.
Troppe donne non sanno ancora cosa sia, l’orgasmo, o la masturbazione, l’erotismo, il piacere personale, la gioia del benessere fisico, un tremore di benessere.

Se si cerca un colpevole nella spirale di negazione e censura delle donne che amano uomini gay, non credo ci sia. O almeno non uno soltanto.
Il maschilismo italiano e l’omofobia creano spauracchi nei giovani che si stanno scoprendo, che intuiscono di essere omosessuali, e li torturano con standard di virilità a cui devono adeguarsi. Per un giovane adulto, specialmente nei contesti di provincia, è difficile, se non impossibile, vivere la propria sessualità che cambia o si palesa, perché questo comporta la rivelazione ad amici, parenti e ambiente scolastico, che potrebbero reagire con odio e separazione. Perciò il pensiero egoistico e tremendo che attraversa la mente di un giovane gay è “ma chi me lo fa fare? Perché dovrei cominciare guerre in casa, sopportare la delusione di mamma, l’ostilità di papà, lo scherno degli amici? Perché dovrei farmi schiacciare dal mondo quando posso semplicemente fingere, e assolvermi così da un peccato di cui non ho colpa?”
Come si può giudicare chi sta soffrendo? Come si può biasimare chi ha tutti contro?
Tuttavia non è un’attenuante tanto solida da giustificare le bugie, i tradimenti o addirittura relazioni parallele.

La vita, però, è bizzarra. Ha degli equilibri suoi.
Guardandomi intorno, vedo anche coppie di cui la gente sparla, in cui lui è dichiaratamente gay e a lei non importa.
Coppie molto felici, più radiose di altre, perché lei ha trovato un amico, un ascoltatore, un sostegno. Un complice che spesso, nelle coppie tradizionali, lascia il vuoto, per carenza di quell’affinità emotiva, sensoriale e di umorismo.
Ci sono tanti modi di stare insieme, insomma, di invecchiare insieme.
Ma credo ancora che la sincerità reciproca sia alla base di ogni relazione.

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2 thoughts on “Se lui non la tocca: donne che amano gli uomini gay

  1. A me è capitato il “Non valgo niente”. Perché io ero tremendamente insicura , autostima zero e tanta, tanta paura di perderlo. Lui si rifiutava di fare l’amore con me perché , diceva , ero noiosa a volerlo fare , che aveva di meglio da fare . Le uscite con i suoi amici per esempio. Però era circondato da molte , e non so con quante mi abbia tradita . Usava il rifiutarsi come strumento di potere: tu mi vuoi?Io mi nego.Se non ti sta bene ti lascio.
    Non ho mai capito se era veramente omosessuale o semplicemente uno stronzo.

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