Posta del Cuore: “Sono lesbica ma i miei non approvano. Cosa faccio?”

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“Ciao Pierpaolo,

sono una ragazza di 20 anni, vivo in un paesino in provincia di Napoli e sono gay. Il punto è proprio questo: ho da sempre fatto fatica a dichiararmi , perché quando ero piccola i miei genitori mi hanno separata drasticamente da una ragazza che amavo tanto.  Sono rimasta scottata da questo episodio e durante la crescita ho covato dentro di me rabbia e rancori, oltre che questo pesante macigno riguardante la mia sessualità. Non ho molti amici, ma ho una ragazza fantastica con cui vorrei avere un futuro. Poche persone sanno di noi, compresi alcuni membri delle nostre famiglie, ma siamo invisibili ai loro occhi e non considerate. Le persone che mi circondano sono parecchio chiuse, e ho paura di essere ancora di più isolata per questo. Secondo te cosa dovrei fare?

Anonima.”

Cara Anonima,

grazie per avermi scritto. Per me è un onore pensare che qualcuno mi chieda consigli in merito a queste faccende. Il problema è che non credo ci siano “cose da fare”.
In genere essere gay ha due alternative: hai una famiglia amorevole e accogliente, e questo presuppone partire avvantaggiati e con una vasta gamma di paure in meno rispetto alla società esterna; avere genitori omofobi e trovarsi uno scoraggiante percorso in salita.
Su questi due unici punti di partenza verrà fuori l’intero futuro di una persona gay e anche la probabilità che possa o meno essere felice.
Quando ricevo lettere a tema familiare, ovviamente contengono tutte la stessa richiesta: come dirlo ai genitori o come superare gli ostacoli che questi offrono. Ma presuppongono che sia la risoluzione dei problemi che chi li causa possano coesistere. Sperano quasi in un pacchetto promozionale da poter comprare e attivare, capace di mettere a posto le cose senza che queste cambino.
Cara Anonima, ti auguro vivamente di poter confessare ai tuoi la volontà di crearti un futuro con la tua compagna, ma – da quanto mi racconti – se loro vorranno impedirtelo, per il tuo bene dovrai accarezzare l’idea di non includerli nei tuoi progetti. Il motivo è semplice: non avere l’amore di chi ti ha messo al mondo ti strappa un sostegno importantissimo per la tua autostima, per la tua forza d’animo e per la positività. Virtù che, se carenti, potrebbero impedirti di essere abbastanza sicura di te da affrontare, per esempio, i pregiudizi dei vicini di casa o del quartiere, oppure grandi cambiamenti come possono esserlo una convivenza, un matrimonio, trasferirsi, cogliere opportunità lavorative. Vivere con persone che ti censurano, ti scoraggiano, ti umiliano con la richiesta di non dare nell’occhio, ti farà andare avanti monca, con possibilità ridotte rispetto a tutti gli altri figli. Stare a stretto contatto con genitori che ti vorrebbero in un altro modo fa la cosa peggiore di tutte: ti fa dubitare di te stesso.
Io lo so. L’ho vissuto. È una sensazione deprimente che ti mette in pausa, mentre i giorni passano e non li sfrutti. Ho fatto tutto in ritardo e me ne pento. E purtroppo l’unica soluzione a tutto questo non è combattere.
Non bisogna combattere per convincere un genitore, la persona che per eccellenza dovrebbe solo desiderare la nostra felicità. Non bisogna moderarsi, cercare compromessi, nascondersi come topi manco si stesse compiendo un misfatto da occultare. Non bisogna limitarsi.
Resistere, cara Anonima, a volte non serve a niente.
Anche solo cambiare città può stravolgere e migliorare le tue aspettative, aprendoti gli occhi su quanto possono essere semplici e luminose situazioni che al momento risultano soffocanti e buie.
Tanti giovani omosessuali corrono ai ripari da subito, aspettando l’università per poter fuggire dalla provincia e dall’omertà dei genitori o di un paesino troppo chiuso. Prendono camere in affitto, si fanno nuovi amici, studiano, lavorano, sperimentano finalmente la libertà di essere, fare, di avere degli appuntamenti amorosi e di uscire con chi si vuole. Una vita normale, insomma. Perché precludercela?
Non importa quale sia il pretesto per partire alla ricerca di un po’ di gioia. Afferra la tua fidanzata e, se potete, allontanatevi per un po’ dalla fonte del vostro male. Si fotta chi antepone il proprio modo di vedere il mondo al nostro diritto di essere liberi.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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