Posta del Cuore: “Convivo, ma i miei genitori mi chiedono di non dirlo a nessuno”

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“Ciao Pierpaolo,

ho letto il tuo bellissimo post sul rapporto difficile coi tuoi genitori, dei silenzi che purtroppo si creano in una famiglia quando non si ha il coraggio di toccare certi argomenti. Mi sono rispecchiata tanto in quelle parole e per un attimo ho persino pensato di inviare tutto a mia madre dicendole che anch’io mi sentivo così…
Ho 23 anni e da circa 1 anno sto insieme a un ragazzo stupendo, e da circa 5 mesi conviviamo in una casetta tutta nostra nella città in cui entrambi studiamo, non troppo lontana dal paese da cui provengo. Purtroppo la nostra convivenza non è mai stata realmente accettata dalla mia famiglia: quando ho comunicato quella che credevo essere la lieta notizia, la riposta di mia madre è stata “se poi vi lasciate perderai la borsa di studio!”, mentre quella di mio padre “non sono d’accordo ma non posso impedirtelo”. Ti lascio immaginare quanto male mi abbiano fatto quelle parole…
All’inizio pensavo che col tempo se ne sarebbero fatti una ragione e, perché no, magari sarebbero pure stati felici per noi. E invece no, a casa vige la regola del silenzio: non si parla della mia convivenza, la si tiene nascosta a parenti e amici perché chissà cosa andrebbero a pensare di una ragazza che va a convivere con un ragazzo dopo appena 9 mesi che stanno insieme.
Questi atteggiamenti hanno portato molto dolore nella mia vita e in quella del mio fidanzato (che non si sente accettato), e non fatto altro che allontanarmi sempre di più da una famiglia nella quale non mi riconosco. Torno sempre meno in paese, sono la figlia che “non c’è mai”, non ho più piacere a stare con i miei genitori e mia sorella (di un anno più grande di me ma non meno critica dei miei genitori). Loro però non capiscono che sia dovuto al loro atteggiamento e continuano a farmi pesare il fatto che non ci sono mai.
Si sono volutamente tagliati fuori dalla mia vita. Quindi non sapranno mai quanto sono felice in questa casa, non sapranno che mi sono finalmente innamorata e che voglio creare una famiglia con lui.
Vorrei davvero trovare il coraggio come te di parlare coi miei genitori per dirgli che devono accettare che abbia preso una strada diversa rispetto a loro, che non devono vergognarsi di me perché cerco solo di essere felice. Ne avrò il diritto dopotutto?

Anonima.”

Cara Anonima,

sono così arrabbiato per le continue lettere a tematica familiare che ricevo. Lettere che esprimono sofferenza per genitori che impongono, rifiutano, minacciano con i silenzi, creano un ambiente di vita in cui ci si sente quasi degli ospiti poco graditi. Mi si chiede spesso consiglio su come bisogna riuscire a convincerli, ma dopo tanto tempo credo di essere arrivato alla conclusione che, se soffriamo per i loro comportanti egocentrici, non è solo colpa loro, ma è soprattutto a causa di quell’atavico istinto a renderli fieri di noi, come se volessimo ripagarli per averci messo al mondo. A pregare uno sguardo d’amore di cui ci convincono non siamo meritevoli. A sperare, in eterno, di essere accettati. E questo è uno sbaglio di fondo, perché nel tentativo di essere accettati, in realtà, ci modifichiamo giorno per giorno, plasmandoci senza rendercene conto in quello che i genitori credono sia meglio per noi, in un modello ideale di figlio, pur di renderli felici. E se proprio non cambiano noi stessi, è certo che scadiamo in un compromesso costante, in una mezza misura che rispetti sia le nostre inclinazioni che i loro desideri. Perciò moderiamo le scelte nel campo lavorativo, in quello sentimentale, ragioniamo due volte su dove vivere o su come confessare certi progetti. La cosa peggiore di tutte, comunque, è l’autocensura per non deluderli.
Ma chiediamoci questo: quanti genitori che ostacolano le scelte dei figli si interrogano e si logorano sul non essere all’altezza per loro? Pochi? Io direi anche meno, perché partono dal presupposto che sia loro diritto essere rispettati nella loro autorità, come se la loro opinione valesse prima della nostra. È come se fossimo un bene materiale su cui hanno un naturale dominio.
Ma noi siamo persone, cara Anonima. Noi non dobbiamo pregare l’amore dei nostri genitori. Noi dobbiamo esigerlo. Non sarà un nostro reale diritto, ricevere affetto, è vero. Non bisogna essere ipocriti, può andarci male. Possiamo crescere in una famiglia così così, possono capitarci una madre stitica di gentilezze o un padre che non comunica. Ma questo non deve stravolgere la nostra concezione della felicità. Andare d’accordo con la propria famiglia non è un dovere, non è obbligatorio, non è indispensabile per essere felici.
Bisogna spezzare il cordone ombelicale formato da sensi di colpa e martirio, e capire che oltre lo steccato dei legami di sangue può esserci tanto altro. Possiamo avere nuove famiglie, possiamo trovare amore nell’amicizia o nei parenti del partner. Possiamo generare una famiglia noi stessi e ricominciare da capo, facendo meglio di chi ci ha allevati.
Non rovinare il tuo futuro per chi non vuole il tuo bene. Ribellati e sii tu stessa il tuo nuovo punto di riferimento. La vera bellezza dei rapporti umani sta nella libertà, nel poter essere se stessi. Se questo privilegio non avviene, allora per quei rapporti non vale la pena di lottare.
Un abbraccio.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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