Posta del Cuore: “Mamma e papà sono stati egoisti e adesso non riesco a innamorarmi”

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“Ciao Pierpaolo,

ho ventisei anni e la mia vita familiare non ha avuto uno straccio di felicità, almeno per me. I miei si separarono violentemente quando ero piccola e l’unica persona che mi dedicava vere attenzioni era mia nonna materna. A lei devo la vita. Ma è andata via troppo presto e troppo presto mi sono ritrovata a sostenere tutti: a trovare una parola di conforto in momenti difficili, a mettere da parte la mia spensieratezza perché “la mamma piange sempre”. Lei stessa mi ripete di continuo “forse in una vita precedente tu eri mia madre”. Perché è consapevole che la mia infanzia è stata inesistente.
Anni fa decisi che nella mia vita devono esserci solo persone che mi facciano stare bene, e dopo innumerevoli tira e molla recisi i ponti con mio padre. Genitore che di fatto non lo è mai stato, sa parlare solo di denaro e che alla minima occasione mi gira le spalle. La gente mi giudica dicendomi “eh, ma è sempre tuo padre!”, non sapendo che per una decisione simile c’è voluta tanta forza d’animo.
Mi sono laureata presto e mi sono messa a lavorare, sia per pagarmi la specializzazione, sia perché amo viaggiare, sia perché voglio costruirmi una mia vita senza dipendere da nessuno. Metto i soldi da parte per poter affittare una casetta da sola, anche perché ora mia madre ha un compagno che vive a casa nostra. Lo avevo accolto con gioia, pensando che lei avrebbe così trovato un po’ di serenità, e che magari avrei avuto una famiglia. E invece sembra che entrambi debbano colmare le loro frustrazioni sugli altri, me compresa. Questa cosa la vivo come una mancanza di riconoscimento, di me e della mia infanzia mai vissuta. Ma lei è l’unica persona al mondo che mi rimane. Quindi, con l’amara consapevolezza che mia madre è un’egoista, prendo e porto a casa.
Sono una donna apparentemente dura, sulla difensiva e dalla risposta pronta. In realtà è un appannaggio che fa scudo alla mia timidezza. Piango sempre da sola, eppure ho un buon numero di amici.
Ho avuto una sola storia durata sei anni, ora è da qualche tempo che sono sola. Gli uomini mi dicono “tu attrai molto ma allo stesso tempo ai maschi non piace avere accanto una donna competitiva”. Non ho intenzione di cambiarmi. Io sono così e ne sono fiera. L’unica mia paura è di non riuscire a entrare in contatto con qualcuno che possa amarmi, perché il mio modo di apparire è percepito gelido e ostile.
Caro Pierpaolo, chi di speranza vive, disperato muore?

Anonima.”

Cara Anonima,

per me l’amore è sempre una faccenda di famiglia. Questo perché la famiglia è una cosa che ci riguarda tutti, indistintamente. Non importa se è stata amorevole, sgangherata, se abbiamo avuto entrambi i genitori o un lutto. Non importa quanto ce ne fottiamo, o andiamo avanti a testa alta o fingiamo di essere indipendenti. Tutti veniamo da lì, è il nostro trampolino di lancio, e questo è importante perché la famiglia rappresenta le fondamenta su cui ogni individuo costruisce se stesso, il suo modo di approcciarsi alle persone, e anche il modo che userà poi, da adulto, per ricevere o dare amore. La famiglia determina insomma la misura con cui saremo disposti a essere felici.
Sei rancorosa nei confronti dei tuoi genitori perché, da ciò che leggo, non ti hanno donato l’amore di cui avevi bisogno, o almeno la dose d’affetto e premura che pretendevi. E adesso sei qui, una quasi adulta nella sua nuova vita, eppure senti che ti manca qualcosa. Vuoi dichiarare la tua indipendenza, cercarti una casa da sola, e allo stesso tempo hai paura di non trovare l’amore. Senti di essere incompleta e probabilmente è la verità. Quando i rapporti con il passato restano turbolenti, in bilico tra la delusione e il desiderio di evolversi, il futuro non arriva, ma lo teniamo in pausa, e così facendo lasciamo sospesi anche noi stessi. In realtà non è il resto del mondo a risultare inadeguato alle tue esigenze, ma più probabilmente sei tu a non sapere cosa vuoi, a reagire in maniera ostile e a essere impantanata in uno stato emotivo nervoso, suscettibile, inappagabile.
Torna indietro, cara Anonima. Non fisicamente, intendo torna indietro con la testa. Con le emozioni di quando eri bambina. Con le speranze disattese. Con i conti mai archiviati che riguardano tua madre e tuo padre. Ricuci le ferite che i tuoi genitori hanno inferto all’adolescente che eri, mostrandosi egoisti e irresponsabili, e urla a te stessa e a loro cosa provi. Ammetti ad alta voce che ti hanno fatto soffrire e che meritavi di meglio, meritavi ciò che ogni figlio merita e di cui avrebbe il diritto. Il passato non può essere cambiato, ma non devi neppure trascinarlo come un peso. Altrimenti ti precludi le meraviglie del caso, ti limiti nelle relazioni umane, e non darai mai la possibilità a un uomo di superare le tue paure, le tue barriere appuntite. Se non regoli i conti con mamma e papà, farai pagare agli altri ciò che loro hanno fatto a te.
Confessare e depurarsi dall’odio è l’unico modo per essere felici.
Un abbraccio.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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