Posta del Cuore: “Sto per laurearmi ma non so più cosa voglio”

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“Ciao Pierpaolo,

quello che ho da dirti non riguarda una storia d’amore né una delusione. Mi sento anche un po’ stupida mentre ti scrivo, io che ho sempre avuto tutto sotto controllo, che rispetto le regole e che ho guadagnato quelle poche certezze che ho con estremo sacrificio, con estrema attenzione.
La verità è che mi sono persa.
Sì,  penso che sia questo il modo più semplice e più corretto per descriverti come mi sento.  Ho perso i miei sogni, ora mi fanno anche schifo. Ho perso la mia determinazione. A due passi dalla laurea non so più chi sono, non so cosa voglio e dove voglio arrivare, e mi scoccio anche solo di impegnarmi a pensare cosa fare.
Mi sento sola ma mi vedo circondata di persone. Mi iscrivo a corsi di formazione e mi percepisco sempre più incompetente.
Che cosa mi succede?

Anonima.”

Cara Anonima,

il fatto è che i nostri desideri, le nostre scelte, l’immagine che abbiamo di noi stessi, sono spesso il frutto di un condizionamento ambientale. Esterno. Nonostante sia romantico urlare alle generazioni che ogni individuo è unico e deve combattere per le proprie caratteristiche peculiari, la realtà è che siamo il tassello di un paese, e questo fatto è inviolabile. Nasciamo e moriamo in branco, e non possiamo fare a meno dell’opinione altrui. Siamo condizionati dai nostri genitori, dai tabelloni pubblicitari incollati ai palazzi, dalle esperienze negative o positive degli amici. Ogni influsso esterno ci modella quotidianamente e dirotta le nostre aspettative.
Nonostante ci si convinca che l’età più ostile e ribelle sia l’adolescenza, quella è invece la più adatta al condizionamento. Se rifletti sul fatto che la società impone a un ragazzino di 14 anni di scegliere la scuola superiore adeguata al percorso accademico che affronterà, e a 18 anni di scegliere nuovamente un’università che possa aiutarlo a trovare una posizione lavorativa per il futuro, è facile rendersi conto che il sistema in cui sguazziamo è ridicolo. Nocivo. Come può quello che fino a ieri era un bambino sapere cosa è meglio per se stesso?
I giovani sono maggiormente portati a costruirsi delle certezze arroganti, da difendere e usare come armi contro il mondo, che ci mette in discussione di continuo. Perciò, dopo essere stati consigliati, messi in guardia e plagiati, arriviamo ai vent’anni certi di quello che vogliamo essere e fare. Avvocato, giornalista, madre, atleta, indipendente. Esserne sicuri ci distoglie dalle ansie, ci solleva dal peso di alcuni doveri.
Quando poi si cresce, la personalità viene davvero fuori e cominciamo a interrogarci, finalmente mettiamo in discussione ciò che credevamo di sapere. Ed è questo, credo, che ti sta succedendo. E dammi retta, è una benedizione. È la cosa migliore che ti possa succedere. Perdersi vuol dire liberarsi della pelle morta, degli obblighi finti, delle prove che non abbiamo voglia di superare. Perdersi ci dà l’occasione incredibile di ritrovarci, e di poter scoprire cosa siamo realmente e cosa fa al caso nostro.
Perciò non avere alcuna fretta. Manda a fanculo le istanze dei tuoi anni o chi ti consiglia di muoverti. Goditi il tuo momento di buio, di confusione e di dilemmi. Significa che stai crescendo. Crescere e diventare adulti vuol dire proprio abbandonare le proprie convinzioni e mettere in discussione la vita.
Non tutti hanno il coraggio di farlo.
Ti abbraccio.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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