Posta del cuore: “Credo che a un bambino servano una mamma e un papà”

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“Ciao Pierpaolo,

cosa ne pensi della maternità surrogata o dell’adozione da parte di una coppia gay?
Ho diversi amici gay, amiche per la precisione, e seguo te, ma la mia posizione è questa: sono convinta che un bambino abbia bisogno di una figura paterna maschile e una materna femminile. Forse ti sembrerò retrograda, ma trovo poi inaccettabile che una donna venda il proprio corpo e la sua creatura.
Ho avuto dei pessimi genitori e ciononostante credo fortemente nella famiglia tradizionale.

Anonima.”

Cara Anonima,

be’, la tua posizione è legittima. Sono temi molto delicati e ognuno è portato ad aggrapparsi più che altro alle proprie convinzioni, al proprio vissuto, per tirare le somme. C’è anche chi coltiva le proprie credenze sulla speranza di ricreare ciò che non ha avuto, una famiglia stabile. È assolutamente normale. La verità però è che il modello familiare “tradizionale”, cioè madre più padre, non è infallibile, è solo ordinario. Nel senso che è ciò a cui siamo abituati.
Spesso è perfino solo teorico. Nasciamo tutti in famiglie tradizionali, eppure centinaia di noi hanno avuto la sfortuna di un genitore assente, stronzo, egoista, separato, distaccato, depresso, lunatico, umorale. Il più delle volte semplicemente incapace di fare il genitore, ruolo che magari gli è capitato per sbaglio. Succede. C’è chi racconta di genitori splendidi e presenti, chi scappa di casa a diciotto anni. Maria De Filippi ce lo mostra ogni sabato sera, e io stesso ricevo decine e decine di lettere di figli infelici. Personalmente, pur avendo una madre e un padre, sono cresciuto più legato a mia madre. Non ho mai davvero avvertito la presenza di mio padre. È stato inadatto, taciturno, scorbutico. C’era poco e quando c’era urlava sempre.
Ora, tornando alla questione del cosa occorra a un bambino: i figli cresciuti con un genitore inadatto sono tanti quanto quelli che amano la propria infanzia. Perciò come si può giudicare un modello familiare nuovo (relativamente, visto che esiste dall’alba dei tempi), basato su due genitori dello stesso sesso, con la consapevolezza che quello tradizionale può comunque fallire? Perché crediamo che sia ancora meglio crescere con dei canoni prestabiliti, consolidati, ma che a volte traballano, piuttosto che dare la possibilità ad altri di provare diversamente? E, per inciso, a una domanda del genere non si può rispondere “infatti i genitori incapaci non dovrebbero avere figli”, perché li fanno. Sarebbe una paraculata per archiviare il discorso. È loro diritto metterli al mondo, nessuna legge lo vieta e nessun ente fa selezione per chi può procreare e chi no. Accettiamo l’esistenza dei cattivi genitori ma non tolleriamo i genitori “diversi”.
Io non penso che ci siano qualità legate a un ruolo atavico per allevare dei figli. Chiunque sappia prendersi cura di un altro individuo lo è. Anche nella vita di tutti i giorni. Anche senza l’ufficializzazione della cosa. Uno zio che accoglie in casa il nipote cacciato dai suoi diventa un genitore. Un fratello maggiore che si occupa del fratellino mentre il padre e la madre in carriera sono al lavoro è un genitore. Una madre single che impiega lo stesso impegno di una madre sposata è un genitore. Due uomini o due donne che crescono, vestono, baciano sulla fronte il proprio figlio per rassicurarlo, badano che faccia i compiti, gli insegnano a essere educato ed empatico, lo mandano all’università e affrontano assieme a lui i problemi di ogni adolescente, sono genitori. Non esiste un modello preconfezionato di famiglia, come quelle in cui sono tutti biondi e sorridenti nelle pubblicità dei biscotti. Esistono le persone. E se una persona ha voglia di amare e occuparsi qualcun altro all’infuori di se stessa, allora ha il diritto di farlo.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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