Il servizio de “Le Iene” è scorretto?

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“Le Iene” è un programma famoso per scovare le malefatte nelle pubbliche amministrazioni. Il metodo con cui scava nell’oscurità e nei misteri è la classica telecamera nascosta, in grado di svelare la sincerità del marcio.
Nell’ultima puntata, la iena ha preso di mira l’Unar – l’Ufficio anti discriminazioni razziali – ente del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. L’obiettivo dell’ufficio è promuovere la parità tra i sessi e le razze, e per farlo elargisce contributi anche ad associazioni no profit.
Il servizio de “Le Iene” punta dunque il dito su 55mila euro di fondi pubblici, che sarebbero stati destinati a una di queste associazioni, la Anddos, che si batte contro varie forme di discriminazione a orientamento sessuale. Secondo il servizio, uno dei circoli della Anddos, un locale a tesseramento, nasconderebbe un giro di prostituzione.

Il fatto di cronaca: presunto caso di fondi pubblici usati per un circolo che copre la prostituzione.
Il messaggio veicolato da “Le Iene”: i gay si fottono i soldi degli onesti cittadini etero per dare sfogo alle loro perversioni.

La prima domanda spontanea è se, nel caso in cui la prostituzione che si annida nel circolo fosse stata eterosessuale, i giornali avrebbero intitolato gli articoli con “fondi pubblici per la prostituzione eterosessuale”. Molto probabilmente no. Dunque il focus dell’opinione sociale si sposta dal fatto di illegalità alla natura sessuale di chi ha commesso il fatto.

L’intenzione della iena, purtroppo, sembra subdola e faziosa fin dai primi istanti del servizio. L’inviato inquadra Francesco Spano, direttore Unar, definendolo “signore con un cappotto eccentrico”. Il cappotto del direttore è rosso, non ha i neon o le trombette, è solo rosso, ma l’uso della parola è un mezzo potente per insinuare che Spano potrebbe essere omosessuale e allo stesso tempo coinvolto nella faccenda.
Da qui, il servizio prende una piega sordida e fuorviante. La telecamera nascosta si addentra nel circolo e, attraverso la voce dell’inviato, svolge un grottesco documentario sulle pratiche sessuali. Massaggi che si concludono con prestazioni a pagamento. Il fisting (l’inserimento di una mano o del braccio all’interno dell’ano). Il gloryhole (avere rapporti orali, anali o vaginali attraverso un buco nella parete). Con avventura finale nella dark room, una stanza buia in cui sconosciuti fanno sesso tra loro (non a pagamento).
Dunque, il risultato che si ottiene è di suggerire che tutti i gay abbiano le stesse abitudini.
Perché se l’intento era denunciare l’ottenimento illecito di soldi pubblici e la prostituzione, che senso aveva soffermarsi su fisting e gloryhole? In un paese normale, l’inchiesta si sarebbe concentrata sulle eventuali lacune delle procedure di controllo fondi, se ce ne sono state. Oltretutto, la iena ha volutamente decorato le immagini del servizio con sarcasmo e intento derisorio, nel momento in cui chiede al direttore Unar, con toni da pulcinella, “ma che è ’sto gloryhole???”
Dobbiamo immaginare che l’inviato non abbia mai guardato un film porno in vita sua, considerando che tutte le pratiche sessuali all’interno del servizio si svolgono da sempre anche nella sfera del privato eterosessuale, (sì, prostituzione, fisting, gloryhole e darkroom sono consuete anche tra i cittadini etero). Oppure che l’obiettivo era creare imbarazzo.

La Anddos, oggi, ha anche diramato un comunicato: “(…) Nella realtà, Anddos, l’associazione in questione, è stata ritenuta idonea al finanziamento a fronte di un bando con regole e procedure precise e di un progetto presentato in partenariato con “La Sapienza” Università di Roma. (…) È importante ricordare che l’UNAR non finanzia associazioni ma progetti, che abbiano una valenza sociale contro le discriminazioni, e che non esiste passaggio di denaro da Anddos alle proprie affiliate e viceversa. I soldi dei cittadini, quindi, non saranno usati per finanziare le attività dei circoli affiliati Anddos, che hanno piena autonomia giuridica.(…)”

Dal comunicato sembrerebbe, dunque, che i 55mila euro non fossero destinati al circolo su cui è stato svolto il servizio, ma a un progetto esterno, e che quindi la prostituzione non fosse collegata a quei soldi pubblici.  In definitiva, i singoli circoli non possono richiedere soldi e neppure ne ricevono, e la Anddos non è responsabile del comportamento interno dei circoli.

È naturalmente difficile essere obiettivi sulla questione. Qualcuno potrebbe dire che “Le Iene” ha affrontato altri casi con lo stesso atteggiamento, perciò senza discriminazione. Qualcun altro sviscera le tante informazioni che stanno venendo fuori nelle ultime ore, taciute o ignorate dal programma, che attraverso il montaggio dei filmati ha fatto intendere che la Anddos e il circolo incriminato fossero la stessa cosa e che quindi si dividessero i fondi.
Insomma, presto si farà chiarezza. Se ci sono stati illeciti politici e burocratici si saprà. La prostituzione resta un reato punibile, su questo non ci piove, è presente nei circoli così come in tanti centri di benessere per etero, e scopriamo l’acqua calda. Ma se “Le Iene” ha mandato in onda un servizio subdolo e finto, facendo caos sulle reali dinamiche e creando scompiglio, una cosa è certa: chi se lo prenderà in culo sarà la comunità gay. Perché solo noi sappiamo quanto facciano male servizi come questo all’immaginario collettivo.
Fa male leggere i commenti della gente su Facebook, che archivia la vicenda con “culattoni di merda, vi prendete i miei soldi”, come se i gay d’Italia non pagassero le tasse. Ebbene sì, le paghiamo, perciò quando si evidenziano soldi pubblici rubati, tra quelli ci sono anche i nostri.
Fa male che le persone commentino con “questo tipo di sesso che fanno i gay non è sano”. Come se i locali per scambisti etero e la pornografia non esistessero da sempre e non fossero un florido mercato.
Fa male lo scalpore ipocrita per il tema del sesso, che ci fa chiedere se strutture al chiuso in cui adulti consenzienti fanno sesso siano più disgustose della prostituzione per strada, che vede straniere appena maggiorenni sfruttate e maltrattate da papponi, dalla mafia italiana e dalla delinquenza estera.
Fa male il termine depravati, che ci divora tutti.
Forse al mondo fa ancora comodo credere che Eva raccolse la mela, ma che sono stati i gay a mangiarla.

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