Posta del Cuore: “Sono forte e impegnata, ma mi tormento col mio ex”

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“Ciao Pierpaolo,

ti seguo da un po’ e solo oggi trovo il coraggio) di raccontarmi a te.
Sono una ragazza/donna di 24 anni, tutti mi identificano come una dura, una caparbia, una di quelle che sanno cosa vogliono e che perseguono i propri obiettivi con determinazione; in effetti, nella vita pratica è così. Ho 24 anni e sono laureata, parlo tre lingue e nel mio campo ho fatto abbastanza esperienza sia in Italia che all’Estero da far invidia, a detta dei più, ma ho un’enorme fragilità e questa ha un nome e un cognome.
L’ho conosciuto più di tre anni fa, prima di conoscere l’adorabile e premuroso compagno di oggi, ma L. non l’’ho mai dimenticato. Bellissimo, affascinante, collega universitario di un anno più grande. Mi conosce per caso, mi cerca, mi vuole e, dopo un po’ di ritrosia iniziale, mi concedo questa conoscenza. Ero single, 21enne, lui ci sapeva fare e a me piaceva. Una storia banale, che avrebbe potuto fermarsi poco dopo o che avrebbe potuto significare molto per entrambi.
L.non è sano, mi ha trascinata nella sua malattia, nel suo andare e tornare, nei suoi TI AMO del giorno prima e nel suo sparire del giorno dopo, eppure tutto questo mi teneva viva, mi aveva catturato e mi aveva trasformato in una donna Didone, una Medea senza speranze, che avrebbe rinnegato anche se stessa pur di stare con lui. All’ennesimo lascito fui io a mettere il punto finale (almeno credevo). Ho poi conosciuto il mio attuale compagno, ho pensato di innamorarmi, di aver trovato quella serenità e quella complementarità che ritenevo di meritare. Abbiamo costruito un rapporto fantastico, fondato sui cardini che per me un rapporto di coppia dovrebbe avere, ma la passione continuava a chiamarsi L. e continua ancora. Sono più di tre anni che la nostra storia infinita non si è mai arrestata e anche all’Estero, dove ho vissuto a lungo negli ultimi tempi, ho continuato a ricercare negli sconosciuti il suo profumo, perché avevo ancora bisogno di lui e lui ha saputo cosa dire e cosa fare quando ero fragile e sola.
La mia è una storia ridicola a guardarla da fuori, ma la mia malattia non ha fine e io non ne posso più, non sono in grado di chiudere davvero; non ho mai tradito il mio compagno con L., ma è come se lo facessi ogni giorno, perché il suo nome rimbomba nella testa e nel cuore e questa vita per me ha perso senso. Mi sento meschina, una bambola nelle sue mani, una qualunque, una delle tante, quando ancora oggi ho la presunzione di essere LA donna per lui.

Anonima.”

Cara Anonima,

non riesci a dimenticare un uomo del passato, ma non so se c’è qualcosa di ordinario da dire sottoforma di consiglio. Non si può affermare che sia sbagliato, visto che neppure tradisci il tuo compagno. Non si può affermare che ti faccia effettivamente male (una cosa davvero malsana viene rifiutata e saresti tu stessa, a un certo punto, a desiderare di chiudere con le cattive abitudini). Mi viene solo da ricordarti che TU hai creato la storia con L., con il consenso che hai dato a quell’amore e ai modi ballerini di quest’uomo di amarti. Perciò solo tu hai il potere di concludere.
Mi hai scritto, è vero, ma qualcosa mi dice che sia tu per prima a non volere che il pensiero di L. ti abbandoni. Forse ti convince che sia l’unico modo per “sentire” la vita, e stare male è il luogo comune con cui molte donne fraintendono l’eccitazione di esistere. Forse con questo “banale” – con cui hai definito il tuo rapporto con L. – rifiuti in realtà la tua “banale” routine, che i drammi legati a lui mettono in discussione. Perciò funziona come con l’alcol: nessuno può aiutarti a smettere di bere se tu non accetti di volerlo fare e che la situazione è dannosa.
Sono certo che se il tuo attuale fidanzato ti dicesse “tesoro, non ti amo più”, diventerebbe di colpo il nuovo L. del momento e catturerebbe la tua totale attenzione.
Cura la sindrome da melodramma finché le cose vanno bene. Ti mando un bacio grande.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

 

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