Posta del Cuore: “Mi sono innamorata di un prostituto”

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“Ciao Pierpaolo,

ho conosciuto un ragazzo ad aprile, carino e simpatico, di nome A. Mio coetaneo, abita  vicino a dove lavora mio marito. Un matrimonio alle spalle da cui è nato il primo figlio, della stessa età del mio, e un’attuale compagna da cui ha avuto una bella bimba.
Dopo molti messaggi mai peperini, ci siamo incontrati ed è stato fuoco e fiamme. A. è sempre stato gentile, mi ha trattato alla pari, dato attenzioni e disponibilità. Abbiamo iniziato a sentirci, a vederci, senza curarci troppo dei nostri compagni. Meschina mi dirai, ma era da tempo che non mi sentivo viva.
Dopo 10 anni di rapporto, di cui 8 di convivenza e 2 di matrimonio, certe cose tra me e mio marito non sono state curate e sono sfumate. Sono venute meno quelle attenzioni e i gesti sono diventati freddi, meccanici e scontati, purtroppo, eppure non per questo lo mollerei mai.
Fatto sta che un giorno, sdraiati sul divano, A. mi confida di avere molte donne oltre la compagna e me, e di avere rapporti con loro in cambio di denaro. Un prostituto.
Sono morta in quell’istante, non mi sono mai sentita così in basso.
Mi chiede di essere un’amante, non una cliente, ma che non dovevo avere altri uomini, per gelosia e per salute. Incapace di vedere nettamente la situazione, cogliona come sempre!, accetto, anche se immaginarlo con altre è stata dura, eppure non ho mai provato a chiedergli di smettere o cosa ci facesse con quei soldi, per paura di essere lasciata in disparte.
Un giorno mi dice che prova dei sentimenti per me e da lì si innesca un tira e molla perpetuo, intervallato alle sue clienti. Decido di diventare ciò che desidera per non perderlo, ma non funziona. Sparisce per un mese. Stanca di questa altalena di sentimenti, lo metto alle strette: o dentro o fuori. Se vuole un aiuto economico ci sono, ma deve smetterla con quel lavoro.
Ci pensa, accetta i miei soldi a patto che me li restituirà. Il mio ego è in visibilio, salto di gioia e sì, forse lo amo. Volano parole  grosse anche da parte sua.
Dopo mesi, felice e onorata della sua decisione, ho il terrore che vada a finire come troppe volte. E io non potrei far nulla, perché non sono nessuno e non posso certo seguirlo e controllarlo.
Mi dirai che l’ho assecondato troppo, che forse mi ci sono giocata la dignità, la serenità e anche la mia famiglia, senza provare neppure a sistemare quei cocci usurati del mio matrimonio.  Ed è vero, non ho avuto rispetto per mio marito o per la moglie di A.

Anonima.”

Cara Anonima,

questa è una lettera molto difficile. Ci si addentra nel politicamente scorretto.
Da una parte ci sono lunghi anni di relazione in cui, probabilmente, tu e tuo marito siete rimasti uniti per abitudine, lasciandovi cullare dal tempo che passa con una serie di luoghi comuni e vizi che caratterizzano la routine di qualunque coppia. I figli, il lavoro, la spesa, il mutuo, lo stress, il sesso che scema gradualmente, i suoceri, la tosse, l’auto dei vicini parcheggiata male, qualche litigio, mutismi, i centri commerciali, la scuola dei bambini, e così via. Non c’è niente da biasimare o da rimproverare, in questo. Sono cose che riempiono la vita, quando si è sposati e genitori, e che sono fonte di nervosismo, di preoccupazione, di stanchezza fisica e mentale, e ogni tanto anche di gioia. Tutti sentimenti che colmano, occupano le ore utili. In questo fiume di eventi ripetitivi, la passione – non quella puramente sessuale, ma quella che ti fa svegliare di buon umore e sentire di contare qualcosa, a questo mondo – è in genere una vittima silenziosa. Certo, non è la norma, ma accade spesso. Ci si dimentica che il rapporto di coppia non è indipendente, non si autogestisce, ma è come un eterno secondo figlio. Va disciplinato, educato, stimolato, strigliato, gli va dato il tempo che merita. Se manchiamo di farlo, proprio come succede con i figli, può scivolare nell’abbandono, nell’incuria, con effetti diversi. La violenza, l’indifferenza, la solitudine.
Raggiunto quel punto si passa a uno step successivo: la routine diventa noiosa e inaccettabile, e il nostro animo parte alla ricerca di un evento pruriginoso a cui appigliarsi per farci sentire vivi.
È un meccanismo molto comune nelle situazione di traditori e traditi. Il bisogno di sentirsi di nuovo speciali per qualcuno, perché parallelamente si dà per scontato il partner che ci è accanto. E “scontato” sta a significare senza stimoli.
Sono convinto che fare ramanzine sia più o meno inutile. Nessuno che non stia provando un dato sentimento può sapere cosa si prova e quali imprudenze spinge a commettere. Essere crudeli e bugiardi col partner è inequivocabilmente terribile, ma dall’altra parte c’è l’adrenalina, il bisogno irrinunciabile di mettere per un secondo da parte i doveri, gli obblighi, i ruoli che per anni ci hanno resi schiavi. Quella è una sensazione meravigliosa. Perché essere mariti, mogli e anche genitori non è un vestito che ci si può togliere ogni tanto. Te lo tieni e basta, non lo cambi o lavi mai, e dal di fuori è facile gridare “l’hai voluto tu!”.
Ora penso sia anche inutile ragionare su cosa fare. È chiaro che in questo pasticcio sentimentale ti sei cacciata con la consapevolezza di ciò che accadeva. Perciò sei lucida, e sbagliato o giusto che sia, è evidente che è ciò che vuoi adesso: una persona terza che ti emozioni. A costo di mettere in pericolo il tuo placido matrimonio, il benessere dei tuoi bambini, il portafogli, la fiducia che tuo marito e la compagna di A. potrebbero perdere e dunque devastare due famiglie? Ecco, questo dovete deciderlo insieme, tu e lui.
Potreste fermarvi, mettere mano alla bilancia e chiedervi se un’emozione euforica, per rievocare l’ebbrezza dei vent’anni e dell’infatuazione, vale quanto tutte le vite che state mettendo in gioco.
Se mi scrivi vuol dire che i sensi di colpa ti rendono ancora una brava persona. So che farai la scelta giusta, per te e per loro. Ti abbraccio forte.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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