Padri: NORD contro SUD

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Il padre del nord indossa cappotti color asfalto ancora caldo, con le manine delicate che sbucano a stento dalle maniche di pelucchi. Ha i capelli di nylon della stessa forma di quando faceva il chierichetto per volere della madre timorata di Dio, e fa sesso solo avendo programmato la riproduzione sul calendario. È solito usare la faccia pallida e depilata per rendersi dimenticabile dagli altri inquilini del palazzo, che saluta in ascensore con un cenno formale come fosse sempre la prima volta anche dopo sedici anni.
Quando divorzia e porta a cena l’ultima racchia d’ufficio non ancora sposata, discute della promozione avuta in base alle statistiche positive dell’azienda, mentre la tizia mai toccata fino alle mutandine perché la rispetta troppo medita il suicidio.
Quando porta i figli al parco e altri padri si avvicinano per dire “ma che bella giornata”, il padre del nord trasforma le proprie mani in chele, con cui pinza la prole e la trascina in punti del parco più isolati per non dare confidenza agli estranei.
Se il figlio perde la partita di pingpong, sorride, spezza parcamente un biscotto di sesamo e dice “Roberto, sei stato morigerato nei tiri, ma Mattia domani ci darà la rivincita. Adesso fate merenda”, ma Roberto vorrebbe solo guardarsi un porno in santa pace.

Il padre del sud che va in giro senza moglie-cammello non si piega a usare borsoni, ma solleva la canotta gialla di sudore e organizza gli strati di grasso come cassetti: sotto il primo rotolo ci mette siga e accendino, il secondo è per Il corriere dello sport e il calzone coi friarielli della sera prima, e sotto il terzo i documenti falsi, con le impronte dell’algerino assunto a nero nella propria masseria, da usare come alibi se il caso lo richiede.
Quando si separa dalla moglie ma senza divorziare – perché se no la mamma Concetta fa brutta figura in chiesa con le altre vecchie – sfoggia la nuova milf polacca in pubblico mettendole il braccio attorno al collo, e porta lei e sua figlia sedicenne, già incita e appena arrivata in Italia con la corriera, a prendere un liquore alle 10 del mattino al barriciello.
Se il figlio perde a calcio durante la partitella, gli adulti della tribuna corrono a tenerlo fermo, e mentre si dimena tirando in ballo diverse Maronne del Carmelo, l’uomo grida all’ultimo che ha segnato “sull’onore della famiglia mia t’accico! T’ho giuro ‘ngoppa a mamma, t’ho giuro ‘ngoppa a patimo, t’ho giuro ‘ngoppa a fratimo, t’ho giuro ‘ngoppa a’ nonna, pace all’anima soia, t’accicooo!”

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