Posta del Cuore: “Per lei sacrificherei lavoro e famiglia, eppure mi rifiuta”

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Ciao Pierpaolo,

la mia storia parte più di due anni fa: la classica dell’estate, il tripudio dell’amore, che si conclude in lacrime, con un anello al dito e la promessa di fare il più possibile per vederci, visto che tra me e lei ci sono più di 300 km.
Le cose all’inizio sono rose e fiori, messaggiamo tutto il giorno, coltiviamo questo rapporto. Circa ogni mese ci vediamo, o da lei o da me, e fila più o meno liscio per un anno, nonostante qualche screzio con mia madre (con cui è costretta a interagire, visto che viviamo entrambi con i rispettivi genitori).
Ad agosto scorso la situazione degenera per svariate tensioni e mia madre chiama la sua, volano paroloni e io mi vedo costretto a dover andare da lei, se voglio vederla, visto che mia madre non tollera la sua presenza in casa. Per i viaggi lesino anche sulle sigarette, perché non vengo più neanche finanziato da mia madre, e come studente universitario le entrate sono molto sporadiche.
Nel tempo lei compie qualche sbaglio, cercando attenzioni fuori dalla relazione (senza però compiere tradimenti), e io stesso a volte mi accorgo di non dargliene abbastanza. Tutto peggiora quando a Pasqua riceve un invito da mia madre, per passarlo tutti insieme da me: lei non accetta e si impunta assieme ai suoi, che non vogliono mandarla.
Stanco per le continue “pulci nell’orecchio” di mia madre, mi faccio lasciare e salta tutto.
Sconvolto, prendo la decisione di partire per l’Erasmus, direzione Varsavia.
Ci sentiamo ogni tanto, palesiamo i nostri sentimenti, entrambi ammettiamo che le intrusioni degli altri hanno rovinato il nostro rapporto. Sono distrutto, perdo peso, assumo farmaci, vivo come un fantasma. Ad agosto sto da lei per una settimana, e tra alti e bassi sembra che torniamo ai vecchi tempi. Le propongo di venire con me in Polonia, completamente spesata da me, e rifiuta. Le propongo di trasferirmi da lei, a costo di mollare famiglia, università e amici, e non se la sente perché “non potrei toglierti un’opportunità del genere”. Le propongo di sposarmi, subito, il giorno stesso, per acquisire ogni diritto, ma lo prende come uno scherzo.
Dopo questa settimana mi dice che dobbiamo “fare le nostre vite”: io devo andare in Polonia e maturare, così come lei, e nel frattempo cogliere le occasioni di iniziare altre relazioni.
Continuiamo a sentirci fino ai primi di ottobre, mentre lei sembra accusarmi del momento negativo della sua vita. Un giorno, dopo un litigio, decide che è meglio non sentirsi più perché “ha gli obblighi di una fidanzata”, e non vuole mie intromissioni nei suoi problemi perché “non stiamo più insieme” (ripetuto come un mantra).
Per il mio compleanno mi scrive parole al miele, sperando bene per la mia avventura. Dopo quel momento, il gelo si fa consistente. I messaggi sono quasi telegrafici, ed esprimo la mia paura e il fatto che mi manca.
La notte di Halloween, probabilmente perché aveva bevuto, mi scrive che le manco anch’io, ma l’indomani si professa ancora confusa e alla ricerca di un equilibrio, che ogni volta che compaio le sottraggo.
Io attualmente sono in Erasmus, ma non certo per divertirmi, quanto per intascare il più possibile della borsa di studio, per poi trasferirmi da lei, mentre lei conduce la sua vita normalmente. Ho provato anche ad accettare qualche lusinga da altre donzelle, ma “lì sotto” non va. Lei si trincera dietro ai “sono confusa” e ai “vedremo quando tornerai” ed io non voglio forzarla, perché lo reputo sbagliato.
Cosa dovrei fare secondo te, Pierpaolo? So solo che la amo alla follia e che più vado avanti così, peggio è.

Anonimo.”

Caro Anonimo,

come scrisse William Shakespeare, “gioie violente hanno violenta fine”.
Ho il sospetto che tu stia posticipando il naturale esito della tua storia, adoperando energie preziose che forse, dirottate sulla tua carriera e sullo sviluppo della tua persona, potrebbero condurti lontano. È per questo – anche se è difficile giustificarlo da dentro la faccenda – che le vostre rispettive famiglie vi remano contro. Intuiscono che state forse perdendo di vista voi stessi.
Perché ti dico questo? In genere non do consigli drammatici, penso che le scelte spettino ai diretti interessati, ma dal tuo racconto trapela un dettaglio rilevante: stai mettendo in gioco e rischiando genitori, le tasche già povere, i chilometri e il lavoro all’Estero pur di progettare un futuro con una ragazza che non sembra apportare il suo contributo o incoraggiarti. Anzi, è alquanto apatica. Inoltre soffrire e sentirsi rifiutati o appesi, a lungo andare, genera rancore, che può scatenare una guerra evitabile, un epilogo furioso, la distorsione dell’amore in odio. Adesso prendi tutto questo e chiediti “perché lo sto facendo?”
Insomma, caro Anonimo, certe volte le cose sono davvero semplici, sono davvero quello che sembrano. Per chi davvero ti stai sacrificando? Com’è possibile provare un amore così passionale e travolgente per una persona confusa e reticente? L’amore vero lo si fabbrica insieme, a mani intrecciate. Se invece si combatte soli con la spada in mano, contro il drago, per espugnare la torre contenente la principessa, e poi dentro la principessa manco c’è perché magari è al parco a prendersi un caffè e a ragionare, allora lo si chiama in altri modi. Infatuazione, desiderio, testardaggine, solitudine, insicurezza. Ma non amore.
In questi casi c’è un consiglio utile da dare per sciogliere la matassa e svelare la decisione giusta, e cioè sperimentare il silenzio. Staccati da lei, ma seriamente. Prendetevi una pausa salutare, netta, evitate di sentirvi, smarrite i contatti per un tempo ragionevole. Se uno dei due impiegherà questo tempo per continuare con la sua strada, allora avrai la risposta che tanto cerchi.
Un caro abbraccio.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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