Posta del Cuore: “Ho 42 anni, sono grasso e sono vergine”

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“Ciao Pierpaolo,

ho 42 anni, da ragazzino sono diventato grasso e da lì ho sviluppato una forte depressione, che sono riuscito in parte a superare solo in tempi recenti. Questi problemi però hanno fatto sì che io non sia mai riuscito in vita mia ad avere un rapporto sentimentale di nessun genere con una donna. Sono sempre stato solo.
E in realtà ormai mi sono rassegnato al fatto che questa situazione non cambierà mai.
Voglio dire: sono grasso, basso e non ho la minima esperienza nell’approcciare una donna. Non so come comportarmi, non so come si corteggia, non so nemmeno se ho qualcosa che potrebbe davvero piacere a una donna.
Sono rassegnato, ma fa male. Fa male sentirsi sbagliato, fa male sentirsi solo, fa male non sapere cosa significhi abbracciare una persona che ami e che ti ama, e fa male sentirsi escluso da una parte della vita che dovrebbe essere naturale per tutti.
Alcuni miei amici (e amiche) mi hanno detto che forse dovrei provare ad andare con una prostituta, per vedere se la cosa mi “sblocca” in qualche maniera. Ma non voglio farlo, non me la sento. Sarebbe come ammettere che l’unico modo che ho per andare con una donna è pagarla.
La verità è che ormai non sogno più di avere una storia d’amore, vorrei solo alzarmi una mattina e non sentire più niente. Non provare più nessuna voglia, nessun desiderio fisico, nessun sentimento.

Anonimo”

Mio caro Anonimo,

non ho mai creduto nelle fiabe. Non ho mai creduto nell’anima gemella. Non ho mai creduto nel destino romantico o che in mezzo a sette miliardi di individui si nasconda l’unica persona adatta a me.
Da ragazzino ero cicciotto anche io, avevo i dentoni, il collo largo, neanche un pelo, ero timido, insicuro, strambo, non giocavo a pallone, piangevo sempre ed ero gay. Be’, gay, lo sono ancora. Lo specifico perché, come tu mi elenchi i tuoi difetti, tra i miei all’epoca c’era pure questo. Così andai dalla psicologa della scuola e le dissi “mi guardi: sono brutto e mi piacciono i maschi. Sono solo, non ho amici, non avrò mai la possibilità di innamorarmi. Nessuno mi accetterà. Non starò mai sul muretto durante l’ora di educazione fisica a baciarmi con qualcuno, come fanno tutti gli altri.” Ero ossessionato dal prossimo, sia dal giudizio che gravava su di me, sia dal confronto costante che misuravo tra me e il resto dei miei coetanei. Sembravano felici, dolcemente normali, usciti senza sbavature dalla fabbrica di mamme, mentre la mia mi aveva abbandonato al mondo così vistosamente difettoso. Allora la psicologica mi prese la mano, rise, umiliò il mio stato d’animo e mi disse “se pensi che non sarai felice, credimi, non sarai felice. Non partire dalla sicurezza che là fuori non ti vorrà nessuno o che per te sarà impossibile amare. Parti dalle piccole cose. Parti da te. Ti piace qualcuno? No, non importa se lui lo sa, se non succederà mai niente, se neppure vi saluterete prima del diploma. Ti piace qualcuno? Ha un nome?”
Non ero un ragazzo prodigio, non spiccavo nemmeno per intuizione, all’epoca. Ci misi anni per afferrare il suo messaggio. Quello che lei voleva dirmi era che spesso, affogati nella negatività, nella convinzione del cordoglio, nell’oblio delle nostre negligenze umane, ci dimentichiamo di aprirci alla vita. Aspettiamo qualcosa che non può raggiungerci, perché non ci nota. Fissiamo il cielo sperando che il fato ci lanci da lassù il nostro personale messaggio di un futuro migliore, ma lo facciamo dalla nostra camera dalle finestre chiuse.
Non hai alcun bisogno di andare con una prostituta. Il sesso, soprattutto quello che funziona, è un prolungamento dell’emotività. Della gentilezza. Dell’arte di donare. Il sesso, dunque, non c’entra nulla, adesso. Arriva dopo. Arriva da solo. Arriverà quello passionale, quello frettoloso, quello tanto per, quello di un’intera notte. Ma prima di tutto devi arrivare tu. Devi emergere dal clima gelido in cui ti sei accucciato, credo, per troppo tempo. Devi perdere di vista il “non succederà mai”, archiviarlo, provare a sorridere e impegnarti nel quotidiano. Impegnarti a essere una persona che lancia nel mondo le sue azioni buone, perché quelle tornano sempre. Tornano accompagnate da qualcuno. Tornano se hai vent’anni e tornano se ne hai quarantadue.
Lo capisco che è difficile crederlo, accettarlo, convincersi che serva a qualcosa. Capisco che sopravvivere in un’epoca in cui conta la bellezza più dell’intelletto o della bontà sia deprimente, sia stancante, persuada a mollare tutto e a cedere. Capisco che ti vedi privo di aspettative, se ti paragoni ai modelli aitanti che infestano Tv, riviste, profili social, e perdi in partenza. Ma pensa a quei tanti bellissimi del panorama patinato che finiscono nel tunnel della droga a causa della solitudine. Pensa a quanto in fondo siamo tutti simili, tutti fragili, tutti disperati, ognuno a modo suo. L’amore e la solitudine sono un caso che non bada all’aspetto, alla ricchezza economica, al luogo geografico. Siamo tutti stretti nella naturale voglia di avere qualcuno accanto, e l’unica cosa che possiamo fare per agevolare la riuscita di questo desiderio è essere delle persone migliori. Le persone di cui vorremmo innamorarci.
Da domani potresti diventare quella persona. Da domani potresti pensare a dettagli positivi e sempre sottovalutati, che ti ridiano forza, l’entusiasmo e il colore che devi urlare, che devi manifestare. Perché una persona bella dentro, caro Anonimo, è una persona bella fuori. E lo si vede. Lo vedono tutti.
Ti abbraccio forte. Vedi di non mollare.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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