Posta del Cuore: “Mio figlio sta male perché gay, io non gli ho detto che ho paura”

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“Ciao Pierpaolo,

quindici anni fa divento mamma per la prima volta, il mio tenero cucciolo, voluto cercato e amato da subito. Cerco di regalargli un’infanzia felice, ricoperto da tanto affetto, credevo di essere una buona mamma attenta, premurosa e sempre presente. Ma poi inizia l’adolescenza e tutto crolla come un castello di sabbia.
Il legame forte che avevamo prima ora non c’è più, neanche l’ombra. Davanti a me non ho un bambino ma neanche un adulto. Questo destabilizza entrambi e in breve per mio figlio smetto di essere madre e divento la donna delle pulizie. Starai pensando che è normale in questa fase e anch’io lo credevo. Ma poi scopro che mio figlio sta vivendo un malessere interiore molto profondo e cade nell’anoressia. Il nostro mondo si tinge di grigio. Io in preda ai sensi di colpa, lui immerso nell’odio per se stesso.
Inizia a curarsi in un centro specializzato, un calvario lungo due anni. Quest’estate sembrava esserne uscito, ma non c’è mai fine al peggio e ho capito che il suo odio verso il suo corpo non era finito ma che aveva solo cambiato forma. Scopro che si faceva dei piccoli tagli sulle braccia e si ricade di nuovo nella merda. A distanza di pochi giorni, nella mia testa si va come a costruire un puzzle e tutti i tasselli magicamente trovavano il loro posto: arrivo alla certezza che quel dolore che stava lacerando mio figlio era la sua omosessualità.
Non voglio essere ipocrita, perché con mio figlio lo sono stata, dicendogli di stare tranquillo, che per me non è un problema. Ho detto una bugia, ma lui ne aveva terribilmente bisogno. Ora so cosa tormentava mio figlio ma so anche di non essere la brava mamma che immaginavo. Non sono riuscita a essere sincera, a dirgli che ho paura, tanta paura. Non gli ho detto che ho dei problemi ad accettare questa nuova situazione, che soffro, che non è quello che avrei voluto per lui. Non gli ho detto che non mi sento all’altezza,  gli ho solo detto che lo amo.

Anonima”

Cara Anonima,

premetto che occorrono coraggio e onestà per ammettere a se stessi e a uno sconosciuto la propria debolezza, e anche per riconoscerla come tale. Tutti sogniamo un mondo in cui si “nasce imparati”, ma il caso ci sorprende, ci schiaffeggia e ci insegna che spesso siamo impreparati. E non c’è niente di male.
Mia madre ha percorso un iter simile al tuo per sentimenti, anche se superato in maniera diversa. Mi ha sempre amato e, contemporaneamente, pur sapendo che la cosa mi facesse soffrire e mi stesse allontanando da lei, ha preferito non accettare subito la mia omosessualità. Tu, invece, hai fatto qualcosa di generoso e importante per tuo figlio: gli hai assicurato amore in un momento per lui terribile.
È importante perché lui sta combattendo una battaglia, come tutte le persone che nascono, crescono, invecchiano. La sua, però, risulta appesantita dall’autolesionismo, che è come trovarsi nel punto più oscuro dell’oceano, in cui non arriva luce. Non arriva niente di bello e di buono, dalla superficie. Si sta guardando allo specchio e l’immagine che vede, distorta forse dal convincimento di essere sbagliato, non gli piace. Sta facendo i conti con l’ammissione, con il processo di vedute che cambiano, con il rapporto futuro che dovrà stringere con la collettività, con il lavoro e con i parenti.
Anche tu hai la tua battaglia, e non deve collimare con la sua. Devi essere fiera e occupartene senza che lui se ne accorga. Non angustiarti se in fondo al tuo cuore non sei serena, adesso, per il cambiamento, per il nuovo ruolo di madre che hai per tuo figlio. È solo un orientamento sessuale e, pensa, non è neppure uno dei tanti, ma solo uno dei due. Due orientamenti sessuali naturali e umani, e tuo figlio ha preferito quello gay. Cosa può esserci di così catastrofico? Forse nel prossimo periodo potranno aprirsi scenari di conflitti, di tensione, di imbarazzi. Forse qualcuno all’esterno lo prenderà in giro, forse trovare degli amici fedeli non sarà semplice, forse riacquistare fiducia e pace interiore in una società ancora molto omofoba richiederà sacrifici. Ma se lui non potrà contare su sua madre, per sentirsi resistente, per smetterla di punirsi con i tagli e per sfidare il mondo, allora su chi dovrà sperare?
Intimorisce all’inizio, quando credi che stravolgerà l’intera tua esistenza, quando sei certa che dovrai rivoluzionare il modo di volergli bene, ma lentamente capirai che l’unica cosa che sarà differente è il nome della persona che un giorno ti presenterà.
Cara anonima, permettilo. Permetti a tuo figlio di condividere con te la sua felicità. Non commettere lo sbaglio di escluderlo, di non vederlo innamorato o deluso. Non perderti il momento in cui comprerà casa, andrà a convivere, spunterà le caselline dei suoi sogni.
Aiutalo a uscire dal buco oscuro in cui è caduto e assicuragli che non è solo.
Vi abbraccio e vi auguro buona fortuna.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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