Posta del Cuore: “Sono stata una vittima per troppo”

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“Ciao Pierpaolo,

ho 30 anni e per la maggior parte della mia vita sono stata una vittima. Vittima di bullismo a scuola a causa dei buoni voti e delle differenza abissali tra me e le altre ragazze (loro alla moda, io in tuta per colpa del busto ortopedico, loro con le forme da donna che iniziavano a vedersi e io piatta come una tavola); vittima di molestie a 15 anni e per 7 anni da parte di un ottantenne (che per inciso è ancora vivo e gode di ottima salute. Manco il diavolo lo vuole per quanto fa schifo!); vittima di molestie sul lavoro (facevo l’archeologa mentre ancora studiavo all’università) da parte del capo.
Ho reagito nell’unico modo che conoscevo, nascondendo tutto e somatizzando. Mai una parola con la famiglia o con gli amici, mentre la mia vita andava in pezzi giorno per giorno. Sono caduta in depressione e nessuno capiva perché. Ho provato a vivere normalmente, ad avere relazioni come fanno tutti. Ne ho trascinata una per 6 anni, tra tira e molla esasperanti, con lui che spariva e poi ritornava, e io che ogni volta gli dicevo si. L’anno scorso però, finalmente, ho visto la luce in fondo al tunnel. A ferragosto una mia amica si è fermata a dormire da me. Mentre facevamo colazione mi ha raccontato del suo ex che le ha fatto del male e l’ha fatta vivere nella paura per anni, dopo che l’ha lasciato. Mi ha chiesto se so cos’è la paura di un uomo. L’ho guardata, mi sono fidata e le ho raccontato tutto. Da quel momento la mia vita non è più la stessa.
L., è questo il nome della mia amica, ha fatto quello che non mi aspettavo. Mi ha costretto a vivere. Mi ha dato tempo, poi mi ha fatto uscire con lei. Cover band di gruppi metal e pub di motociclisti. Detto così sembra l’anticamera dell’inferno. Io invece ho trovato la mia libertà. L. mi ha trascinato con lei impedendomi di dire no. E lo ha fatto per insegnarmi a dirlo meglio. Ora se una situazione non mi piace, so come uscirne, come non rischiare di essere una vittima. C’è voluto tanto tempo e me ne servirà ancora, ma se oggi sono viva lo devo a lei. Quando ho pensato al suicidio, lei mi ha impedito di farlo. Mi ha sconvolto la vita, distruggendomi l’armatura, pesantissima, che mi ero costruita per sopravvivere. È stato doloroso, devastante, ma è la cosa migliore che mi sia successa. Ho avuto il coraggio di andare dallo psicologo, di prendere finalmente il controllo della mia vita. Non sono una persona al massimo della sua felicità, ma adesso so di poterci arrivare. Non mi metto più né limiti né paletti. Se ho voglia di fare qualcosa la faccio e basta. Ho il coraggio di vivere la mia esistenza, finalmente.
Come puoi ben immaginare, devo molto a L.. Probabilmente mi sentirò in debito tutta la vita. La cosa più bella di lei è che quando le dico che non potrò mai sdebitarmi, lei mi risponde che lo faccio ogni giorno essendo sua amica.

Anonima”

Cara Anonima,

soffrire presto è come un’iniziazione forzata, di quelle crudeli che si compiono di nascosto nell’esercito, nelle scuole degradate o negli ambienti in cui vince il più forte. Certi eventi drammatici ti iniziano al dramma, e lo fanno cogliendo proprio la fragilità, chi tollera, chi non può ribellarsi. Essere segnati così presto all’orrore spinge la vittima che lo subisce a credere di esserne destinata, perché se gli altri giovani festeggiano e si amano, allora lei è quella diversa, nata sotto il segno di una vita che sarà storta, spoglia di gioie, da patire.
Nonostante l’evento sia isolato, o abbia pochi episodi complici, questo basta a cospargere negatività e malinconia sugli anni futuri. Tuttavia si può andare avanti. Si può lasciare il passato a se stesso, a logorarsi in un dimenticatoio di cui siamo i proprietari, e se vogliamo possiamo decidere di salutarlo per sempre. C’è chi ci riesce da solo a uscire da quella piccola stanza buia, con una grande forza d’animo, e chi ha bisogno di una mano amica che accenda la luce e ci faccia capire che nella stanza siamo ormai soli: quel dolore è solo nella nostra testa, inoffensivo. Fuori dalla porta c’è una primavera che attende, una storia da scrivere, eventi assolutamente banali da sperimentare che però, visti con il desiderio di cambiare prospettiva, diventano incredibili e radiosi. Come il cinema, la fioritura delle rose, un sorriso sconosciuto al bar, un’amica nel proprio letto che punta il dito verso l’orizzonte.
Sono felice che tu sia rinata e che vi siete trovate. Probabilmente stavate aspettando ognuna la comparsa dell’altra per capire come essere felici. Per rinascere insieme.
Vi abbraccio e vi auguro di non pensare più al passato. Ci sono troppe cose belle, d’ora in avanti, di cui godere.

Se vuoi leggere le altre lettere, clicca su LA POSTA DEL CUORE

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