La purezza delle cose è un’idea che ci limita

Vagamente riflessivo. Purezza

Secondo natura.
È questo il teorema che influenza il comportamento di molti. L’idea che spingerebbe le masse ad abbracciare uno stile di vita meno chimico, meno artificiale, più vicino all’autenticità delle cose. Ma anche a sviluppare un filtro mentale che giudica gli aspetti sociali in base a quanto siano vicini al loro bisogno di purezza.
Dall’alimentazione alla sessualità, la gente cerca la rettitudine perché si sente in colpa, e vede nella natura un’espiazione dei peccati morali, gastronomici, di pensiero. Peccati con cui è difficile convivere perché siamo tutti figli di una qualche religione, che fin da bambini ci impaurisce con il timore di macchiarci dentro, anche quando ci professiamo atei. La mente ci imbroglia, ci condanna, e dunque vogliamo esorcizzare le impurità per sentirci meglio.
Lo zucchero fa male perché è raffinato, preferiamo quello di canna o il fruttosio, o l’innovativa stevia, che costa cinque volte tanto. Il biologico per principio è la salvezza dalle malefiche coltivazioni chimiche, nonostante quasi nessuno di noi sia a conoscenza né dei metodi di coltivazione classica né di quelli bio. Il veganesimo ci restituisce alle origini sane, anche se l’uomo è sopravvissuto grazie alla caccia e all’allevamento. Il glutine è il demonio, ma solo una percentuale minuscola di popolazione ne è allergica. La carne, il latte, i succhi di frutta confezionati, i biscotti, l’olio di palma sono da debellare, ci stanno uccidendo, quasi avvertiamo le nostre cellule che al primo morso di una merendina diventano tumorali. Le intolleranze immaginarie crescono e quando facciamo le analisi esce fuori che dobbiamo rinunciare sempre a pomodori, patate, fagioli e latticini.  Preferire il cibo crudo e gli estratti di frutta, meditare, camminare scalzi, ci illudono di riconciliarci all’armonia, alla pace dei sensi, alla madre terra. Ci fanno pensare al colore bianco e sorridiamo, avvertendo un sollievo da buona azione, il benessere di quando lasciamo due spiccioli ai mendicanti. Allo stesso modo, quando sgarriamo, ci sentiamo in colpa e stimoliamo delle reazioni fisiche che sono frutto dell’ansia, ma che colleghiamo alle nostre azioni e dunque impariamo a temerle, censurandole. Scateniamo così dolori addominali, gonfiori, rossori, nausee, stanchezza, vertigini, pressione alta, digestione lenta. Gli stessi effetti che susciterebbero il tradimento del partner o una cattiveria a un amico. Effetti frutto della coscienza, perciò.
Insomma, siamo alla ricerca di Dio attraverso il nutrimento e le abitudini quotidiane, e i nostri gruppi social, in cui ci scambiamo metodi di cottura e consigli su impacchi fai da te, sono le metafore di un tempio sicuro in cui ci rintaniamo.
Inutile dire che le grosse aziende fiutano l’affare monetario, e immettono sul mercato prodotti dai costi elevati perché fanno leva sugli allarmismi della gente, che per sentirsi equilibrata e responsabile è disposta a sborsare tanti soldini. E allora fioccano i bollini “gluten free” (ovvio, anche per il giusto diritto dei celiaci), vediamo specificate assurdità come “patatine fritte bio”, beviamo bicchierini di centrifugati a 5 euro con mezzo dito di zenzero e un altro di carota, che allo stesso costo ce ne prepariamo dieci a casa nostra, e compriamo hamburger di tofu che per farci una vera cena dovremmo mangiarne venti e spendere quanto due aperitivi sui Navigli.
Ma non ci limitiamo alla tavola. La stessa fame di armonia ci condiziona nei rapporti umani. È per questo che l’omosessualità non crea dibattiti finché non si va incontro ai diritti civili e alle nuove forme di famiglia. Molta gente non accetta che due donne o due uomini possano unirsi legalmente e ottenere gli stessi diritti di chi crede di avere attinenza col metodo naturale, addirittura col mondo animale. “In natura il maschio si accoppia con la femmina, punto!”, questo è il credo religioso di omofobi e conservatori. In realtà, in natura gli adulti fanno sesso con i cuccioli, a volte li ammazzano, il padre quasi sempre abbandona la femmina dopo averla ingravidata, e la promiscuità è quotidiana. Perciò non so quanto sia roseo come esempio. E oltre al rapporto uomo-donna, visto come l’unico a essere “puro”, e a quello omosessuale, inteso come “alterato” o “inferiore”,  la società trova difficile accettare anche i differenti modelli di convivenza. Basti pensare alle coppie aperte, ai divorziati che comunque vivono insieme, alla poligamia amorosa, alla bisessualità, tutte varianti legittime ma discriminate, perché non seguono il libretto d’istruzioni e la linearità della coppia classica, con dei valori, che oggi più che mai sono alla pari del biologico.
La convinzione della purezza, infine, oltre alla possibilità di crearci problemi psichici e dipendenze, esalta l’ipocrisia. Per esempio di quelle persone che preferiscono l’adulterio taciuto all’ammissione di volersi svagare con altri, perché il tradimento fine a se stesso e dimenticato non contamina la coppia e l’immagine beata di essa. Mentre una ponderata decisione di modificare la propria relazione va a destabilizzare i propri ideali, a provocare caos non controllabile.
Insomma, cibo e sesso hanno trovato un nuovo terreno fertile per sfogare la necessità umana di devozione a un credo. Soli con noi stessi e con una vita senza regole non vogliamo restare. Libertà è sinonimo di “allo sbando” e questo ci terrorizza. La chiave sarebbe riuscire a moderarci in tutto, non abbandonarci gli eccessi, ma con delle regole siamo paradossalmente più comodi, e seguirle, anche quando comportano sacrifici, ci dà l’idea di aver compiuto una buona azione.

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