Orlando: un’altra preghiera per le vittime? No, grazie

Vagamente gay. Preghiera per Orlando

Omar Mateen, 29enne americano di origini afgane, nella notte tra l’11 e il 12 giugno ha aperto il fuoco in un locale gay della città della Florida. Con il suo fucile spegne la vita a 50 persone e ne ferisce altre 50.
L’FBI indaga e le ipotesi sono vicinanza all’Isis o movente omofobico.
L’ex moglie, intanto, lo definisce violento e instabile.
Il padre di Omar, invece, spiega che la sua follia è nata quando il figlio, mesi prima, ha visto due uomini baciarsi e ne è rimasto turbato.
I giornali italiani lanciano la notizia e decine di utenti, sui social, commentano che bisogna eliminare i gay, fare pulizia, che ci sono cinquanta pedofili in meno, o che queste sono le conseguenze per chi non sceglie di mantenere nel privato un orientamento sessuale vergognoso, lontano dai genitori con bambini.
Il killer, Omar, si scopre poi essere un assiduo frequentatore del locale in cui ha compiuto la strage, e che sul cellulare aveva applicazioni per incontri gay come Grindr.
Tutto il mondo politico lancia il suo cordoglio sui social o per mezzo stampa dichiarando “le nostre preghiere vanno alle vittime della strage di Orlando”, ma è ironico, è proprio la religione uno dei motivi che scatenano questo tipo di follia sanguinaria, e la differenza di pensiero tra le preghiere di una nazione e quelle di un’altra.
Quando a 12 anni fui coinvolto in un incidente d’auto e mio padre perse il controllo della vettura, finendo contro un muro, la mia famiglia ne uscì malconcia mentre io sgusciai dalle lamiere illeso. Quel giorno mi sentii miracolato e ringraziai Dio, qualunque cosa volesse significare.
Oggi ho stessa età di Omar e non odio nessuno.
Sono gay, sono ateo.
Credo che ognuno abbia il diritto di avere fede e di essere rispettato per il suo credo, ma è innegabile che troppo spesso la religione porta a conflitti interiori e violenze verbali. Questo perché le religioni sono manipolate dall’uomo, che le strumentalizza, le plasma sulle proprie idee e sulle intenzioni a cui possono essergli utili. Le correda di un elenco di divieti e di nemici a cui fare guerra. Guerra a chiunque non rispetti un profilo ideale di credente. Un credente perfetto che non ha il compito di fare, ma quello più importante di non fare.
Mi sono sempre aspettato che la fede fosse una virtù, un segno di bontà, sorella dell’elemosina, del volontariato, dell’accoglienza, della gentilezza verso tutti ma soprattutto versi i più deboli. E invece, da una religione all’altra, i suoi esponenti pubblici tuonano continuamente contro le minoranze, come gli omosessuali, definendoli contro natura, abomini, licenziosi, contrari al volere di Dio. Nonostante siano cittadini ordinari come gli altri, che studiano, lavorano, pagano le tasse, hanno relazioni amorose e una casa, accompagnano i genitori anziani in ospedale.
Be’, Dio non è mai sceso in mezzo a noi per dire che gli omosessuali meritano la morte o sono suoi nemici. Dio non lo farebbe mai.
Non so se esiste, non so quale Dio esiste, ma sono certo che nessuna entità benigna si aspetterebbe un mondo capace di provare e provocare tanto odio e tanta divisione. E per cosa? Per un bacio, per un legame che qualcuno, nei secoli e ancora oggi, ha stabilito essere sconveniente, fino a indicarlo come inaccettabile e punibile. Ma la ferocia e i pregiudizi non sono connotati naturali dell’essere umano, ma semplici tradizioni. Sono cultura. Sono insegnamento.
Nessuno nasce col desiderio di guerra. Nessuno nasce odiando l’amore altrui. Nessuno nasce nutrendo un così tale disgusto per la vita, e forse, sotto sotto, per se stesso.
Le 50 vittime della strage di Orlando non erano semplicemente gay, ma erano persone, parenti, colleghi di lavoro, figli, amici, fidanzati. Probabilmente anche vicini di casa di chi li disprezzava.
A loro non vanno le mie preghiere, ma la mia nuda tristezza, e la speranza che questo mondo impari a essere unito su chi vive e vuole continuare a farlo in nome della felicità, e non solo per piangere i morti.

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