Lei lo lascia, lui la ammazza

Vagamente al femminile. Lei lo lascia, lui la ammazza

Lei lo lascia, lui la ammazza.
È ormai indiscutibile che il maschio sia in un periodo storico delicatissimo. Sì, il maschio, anche se le vittime sono donne e sembra che le loro storie siano tutte uguali, quasi banali. Donne che hanno provato a concludere un amore e a lui non è andata giù. Il riflettore è sempre puntato sull’assassino, più spettacolarizzante nei suoi modi di cancellare gli altri e di farla finita, nei motivi che cela nella testa e che distilla lentamente dal carcere.
Il problema, credo, sta nel fatto che gli uomini si trovano in una specie di limbo disperato. Da una parte hanno l’eredità del maschilismo, il protagonista indiscusso di tutta la civiltà umana. L’uomo ha conquistato imperi, ha dato vita alle guerre, ha comprato casa e attivato il mutuo, ha portato il pane in tavola, ha difeso la famiglia. Ha posseduto: le terre e le persone. Era l’epicentro di ogni cosa. E nella sua epoca personale ha reso la violenza il suo cavallo di battaglia, e la mancanza di empatia la sua virtù. Ha insegnato ai suoi figli a pestarsi a vicenda affinché il più forte trionfasse e il più debole si piegasse, ha tramandato loro il bullismo, l’arroganza, lo scorrazzare come giovani briganti per le città a rovinare le opere pubbliche per segnalare il loro passaggio. Tutto questo in nome del suo orgoglio.
Dall’altra parte, invece, lo stesso uomo si scontra con l’era moderna. L’era della tecnologia e della libertà di sapere, viaggiare e sperimentare, per tutti e non solo per lui. L’uomo non conta un cazzo nella sua unicità, non possiede niente, e ormai nel sistema solare non è che uno dei tanti piccoli pianeti. Ha dovuto fare i conti con l’umiliazione del precariato. Con la competizione con lo stesso sesso non più fondata sull’aggressività ma sulla bellezza del corpo, e con la competizione femminile in ogni campo, dovendo sottostare alle regole della parità. Con lo stress che aveva sempre scansato coi pisolini sul divano. Con l’emancipazione sessuale, con la possibilità di essere scelto e non più di risultare l’unica opzione. Ma soprattutto con l’ipotesi di poter essere abbandonato. La più atavica delle sue paure. L’affronto supremo. Nell’era in cui l’egocentrismo maschile cade in frantumi, e i feedback della propria persona si misurano in like sui social, un rifiuto amoroso diviene una bocciatura per la sua esistenza, e questo è per lui insopportabile, impossibile, inaccettabile.
Il maschio non sopporta di non essere più il cocco di mamma, il campione di papà, il cazzo duro ambito dalle vergini, il benestante che si vanta. Il maschio fa i conti con la sua natura infantile, col suo analfabetismo emotivo, con l’incapacità di perdere. E a pagarne le spese sono quelle donne che hanno frainteso, vedendo nella gelosia e nella morbosità del romanticismo, per poi scoprire il mostro.

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