Se tradire non è peccato

Vagamente riflessivo - Se tradire non è peccato

«Sai qual è la cosa più brutta? L’altra sera abbiamo invitato due amici a cena. Non lo facevamo da parecchio, avevano il figlio piccolo, noi pure, e si rimandava sempre. Sara e Arianna stavano sparecchiando e parlavano di una tipa che aveva trovato il marito con un’altra, e Sara ha detto “no, Matteo non lo farebbe mai. Piuttosto viene da me a dirmi abbiamo un problema. Ma tradirmi no, non è il tipo.”»
«Se adesso non fossimo in un bar di paese potrei versarti dei superalcolici. Ma il massimo che posso fare adesso è un cappuccino con della grappa.»
«Vada per quello. Non ho zuccheri in corpo da ieri.»
Matteo ha le occhiaie nere da quattro anni, più o meno dalla nascita del primo figlio. Ha un negozio che ruba le sue energie di giorno, mentre la famiglia divora il resto di sera. Da quando è sposato i suoi ritmi vanno di corsa, come se l’esistenza fosse diventata uno scivolo che però non tocca mai terra, è solo ripidissimo. Matteo ha eliminato la pizza con i compagni di calcetto, preferendo salvare la partita del sabato al bar, e non compra più giochi per la Play Station perché restano nelle custodie nuove a impolverarsi. Dice che deve scartarli e iniziare, una domenica di queste, ma poi non succede, perché ormai ha trentaquattro anni e il suo tempo non gli appartiene più.
Lui e Sara erano una coppia fresca e spassosa, di cui tutti dicevano “oh, ma vengono anche loro, sì?” Adorabili ma mai leziosi, autoironici, si regalavano un weekend per sciare e uno per la Sardegna, ogni anno. Funzionavano perché si divertivano.
«È successo solo una volta?» gli chiedo.
Si mette le mani sulla testa, piena di capelli bianchi che fino a qualche mese fa non aveva, e la scrolla. «Sì, ma una o venti, che cambia? Avevo una tale voglia di fottere… che non ho pensato a niente. Stavo impazzendo, ti giuro. Quando ho schizzato, ho buttato fuori mesi di stress, m’è uscito fuori tutto. Mille litigate, quando mi dice che non aiuto in casa, il fatto che è sempre colpa mia.»
«E fottere con lei? Non era una soluzione?»
Ride, esasperato. «Fottere con lei? Paolo, tu da quanto sei fidanzato, un anno? Eh… Le scopate sono una delle prime cose che spariscono, quando ti sposi. O meglio, quando arrivano i figli. Da sposati, due volte a settimana, ancora succedeva. Avere bambini è terribile.»
«È un tantino sconveniente da dire, ora che ne hai due.»
«Io li amo da impazzire. È questa la fottitura più grossa. Che ami loro e non ami più te stesso. Passi i primi due anni ad avere paura che il bambino muoia. Se prende una bronchite e il pediatra non ti dà la cura giusta. Se ti cade di mano. Se cade dalla culla. Se cade mentre sei per le scale e ce l’hai in braccio. Per non parlare di una cazzo di dormita piena. Scordati di dormire, coi figli. Due ore a notte e ciao. Io mi sarei fermato al primo, ma Sara voleva una femmina a tutti i costi. Due figli sono una mazzata. Poi compra i pannolini, i vestitini, le pappine, macinano tutto quello che guadagni, a te non resta niente. Quindi taglia qua, taglia là. Le uscite, le vacanze, pure gli sfizi. E ovviamente, con tutto questo, come fai a restare felice? Cioè, sei felice, essere papà è una meraviglia, i primi passetti, la prima parola, non c’è storia. Ma di tuo, non di loro, dico per te, perché sei felice? Guadagni per loro. Vai avanti per loro. Sara, ormai, mi dà a parlare solo per chiedermi cose sui bambini, soldi per i bambini, fai questo per i bambini. Se di notte mi viene voglia, mi guarda male e dice “no, davvero, oggi no”. Fa quelle facce brutte e questo dice. “No, davvero, oggi no”.»
«Matteo, è vero pure che una donna si occupa quasi di tutto. Dopo una giornata a pulire cacca dal culo di tuo figlio, pulire casa, cucinare, oh, voglia di trombare saltami addosso.»
«E certo. È facile da fuori. Quindi io che dovrei fare? È finita la vita, perché ormai siamo genitori? Mi taglio il cazzo? Sai che dicono le donne, in questi casi? “I sacrifici da fare per la famiglia”.  Sacrifici… È tutto un sacrificio. Allora guarda, sai che c’è, va bene pure. Ma io in qualche modo devo mollare lo stress, se no mi fa ammalare.» Si prende una pausa per comprendere se lo sto giudicando. «Sai cosa vorrei davvero? Tornare a quei tempi delle seghe con gli amici, al liceo. Quanto mi mancano. Ci lamentavamo di quanto facessero schifo lo studio, i genitori, le solite menate, ma Dio quanto ci sentivamo liberi in quel garage. Davanti ai porno. Ognuno col suo in mano, qualcuno pure a vicenda, e per qualche ora zero problemi. Adesso ci sono solo loro. I problemi.»
Del liceo, Matteo ha conservato pochi amici. Eppure non vuole diventare come quello che gli ha fatto da testimone di nozze, che per fuggire dai dissapori con la moglie ha abbracciato la corsa. Prima per essere più tonico, poi per la maratona, e adesso che i figli sono grandi entra in casa solo per agguantare le scarpette, pur di non fermarsi a guardare il poco che di buono è rimasto.
Dicono che gli uomini e le donne abbiano modi differenti di scaricare lo stress. Le donne con lo shopping e i pettegolezzi, gli uomini con le fisse. C’è chi prende la fissa per l’alcol, chi per i Gratta&Vinci, chi per la palestra. Modi per non ammettere di essere fragili, incapaci di trovare soluzioni alle difficoltà coniugali. Alcuni, poi, si buttano sul sesso. Non che alle donne il sesso non piaccia, per allentare i nervi.
Quando il sesso manca, le distanze nella coppia si dilatano, si parla meno e si covano rancori. La testa di lui e di lei cominciano ad accelerarsi, a esasperare l’ansia, ad attribuire negligenze per le aspettative illuse, ad arrabbiarsi. Con la rabbia non si tollera neppure di essere toccati. Si potrebbe parlarne civilmente e fare pace, ma è facile suggerirlo quando ci si gusta le disgrazie di coppia da spettatori esterni. La realtà quotidiana è più scontrosa, complicata da gestire, e nel tentativo di non far male a nessuno, o impedire ai singoli episodi negativi di trasformarsi in punti di non ritorno, la si accetta così come viene. Pensi ai figli, l’unica cosa buona che hai fatto, crescere loro, e poi al buono che hai fatto per te, cioè quasi niente, perché ogni volta hai rimandato, ti sei arreso. Perciò prendi le chiavi dell’auto ed esci a compiere l’unico sgarbo che ti fa sentire meglio, per punire un po’ la persona con cui gareggi nei silenzi e nelle rinunce.
Credo che alla base dei problemi ci siano i progetti. Quella meravigliosa trappola che ti fa mirare una meta promettendoti che ti renderà felice, una volta raggiunta, e intanto smetti di prestare attenzione a tutte le occasioni che non puoi afferrare nel presente. Vivi nell’attesa di un futuro che non passa mai. C’è la gioia dell’acquisto di una casa, ma ti accolli vent’anni di mutuo. C’è il desiderio di paternità, che si trasforma nell’attesa che diventino maggiorenni e indipendenti. C’è la soddisfazione di aver firmato un sacco di promesse piene di buoni auspici, di orgoglio, di fiducia che portino bene alla propria persona. Le senti come guinzagli su cui hai il dominio, e invece ti ritrovi incatenato tu a loro.
Quando fai promesse smetti di essere autonomo. Libero. Che libero è una bella parola solo quando non la si avvicina all’amore, altrimenti suscita odio. Suscita “stronzo!, non puoi essere libero, se sei innamorato”. Non sei più tu, ora sei tutti. Sei il terrore di deludere, di negare, di nuocere a chiunque ti stia attorno. Sei tua madre, che non ti vuole vedere triste. Sei i tuoi figli, che non vuoi traumatizzare col divorzio. Sei tua moglie, che non vuoi far soffrire con la verità. Sei gli amici, a cui non sai se accollare il peso dei tuoi segreti. Sei il lavoro, che risente dei tuoi malumori. Sei l’augurio, che prima riguardava l’essere felice, e ora è di non far crollare l’impalcatura di persone che dipendono da te.
A me pare che quando la gente acclama i sacrifici per l’amore, per la coppia, per la famiglia, in un certo senso stia gridando “fottiti”. Hai voluto la bicicletta e ora pedali, non puoi lavartene le mani. E uno dei sacrifici che ci si aspetta dagli sposati è la carenza di sesso, qualora all’interno della coppia dovesse svanire. Gli uomini sposati che tradiscono non hanno scuse, ma se l’avessero, nessuno vorrebbe sentirle. In ogni caso, non riuscirebbero a produrre spiegazioni legittime sul perché lo fanno. Per generazioni, l’amore è stato reso così sacro che offenderlo col tradimento chiude ogni ponte con la ragione. Ma l’amore e il sesso non coincidono sempre, e non c’è niente di male nel prenderne atto. Il sesso può scemare in una coppia per mille motivi. L’attrazione che cala, preoccupazioni più urgenti che chiamano, le ostilità.
Non vogliamo accettarlo per paura che tradimento significhi fine, e invece certe volte un uomo tradisce proprio per non porre fine a niente, per salvare tutto, e salvare un pochino anche se stesso. Il suo piacere, con l’amara consapevolezza che nessuno gli darà valore. Se svelasse i turbamenti del suo cuore, agli occhi di tutti sarebbe solo un puttaniere.
Nessuno più si aspetta che Matteo renda felice se stesso. In quanto adulto, in quanto marito, in quanto padre, sembra aver perso il diritto all’amor proprio, a pensare a ciò che vorrebbe oggi.
«È da gay se ti chiedo un abbraccio?»
Vorrei fare di più, ma ho paura che Matteo non troverà presto una via d’uscita.
«Non lo diremo a nessuno, dai. Vieni qua.»

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5 thoughts on “Se tradire non è peccato

  1. grande come sempre Paolo,
    perchè la società continua a fissarsi sul tradimento, perchè tradire, non ci si può svagare senza tradire dico io, il sesso rimane tale e soddisfacente anche dichiarandolo, è il tradimento la cosa brutta secondo me, non il dar gioco ad un impulso sessuale, come dicevi nel tuo articolo, ognuno ha i suoi hobby, e si può arrivare a praticarli senza tradire
    Bravo, come sempre leggere un tuo articolo è una bellissima esperienza ricca di spunti!

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