Non ci piace che anche gli uomini hanno un cuore

Vagamente al femminile - Non ci piace che anche gli uomini hanno un cuore

Renato ha trentacinque anni e non ha mai avuto una fidanzata. Non è bello, in estate porta sandali da anziano, straparla, dice quel che pensa con ammirevole ingenuità. Per questo è detestabile, la rosa dei suoi amici si è ridotta nel tempo, e adesso passa le serate col suo computer unto o da solo in un bar, una birra tra le mani, ad attaccare bottone con la cameriera che sussurra alla collega di stargli lontana. È uno di quelli che osservi storcendo il naso e ti trattieni nell’indicare gli aspetti evidenti che non vanno, perché non vuoi ferire i suoi sentimenti.
Ammettiamolo, da questa descrizione ne viene fuori un disperato senza stile. Tuttavia Renato non è un cattivo esempio, ma solo uno che non ha capito le regole d’oro dell’apparenza. È brillante, ma a chi interessa? Spacca la legna per i nonni e in auto allunga il braccio sulla pancia del passeggero quando frena di colpo, ma ha poca barba e ti chiama per sapere come stai, uccidendo le tue farfalle nello stomaco. È laureato, conosce la fisica quantistica, ma non ha la minima idea di come si abbini una camicia alle scarpe. Insomma, non è l’intrigante delle storie del Cioè, e nonostante le ragazze siano brave a dire che uno è sexy quando conosce i congiuntivi, è meglio che sia pure bono, con problemi d’alcolismo che giura di voler risolvere e col cellulare sempre scarico.
Il problema sostanziale di Renato è che è rimasto in provincia, perciò la sua condizione da boyscout è sotto gli occhi della comunità. La vita di paese è ingrata, perché ti concede la calma di confrontare fallimenti e scompensi con quelli del vicino di casa. I parenti che ti mettono alla prova li vedi ogni giorno, non solo a Natale, e con gli amici d’infanzia c’è sempre una tacita gara a chi prima spunta i traguardi più importanti: un lavoro solido, un matrimonio in grande stile, un maschietto e una femminuccia nei primi tre anni, il servizio di piatti buoni da tirare fuori quando si invitano a cena le altre coppie sposate. Chi non tiene il passo resta emarginato.
Quando torno al Sud, Renato mi telefona in ansia, e mi propone due chiacchiere e un gelato. Ci sediamo sulle panchine vicino alla chiesa, come si faceva ai tempi delle medie. Mi racconta dell’ultima che lo ha scopato e poi mollato dopo due appuntamenti. Sono piagnistei degni delle mie amiche e la sua faccia abbattuta mi diverte e intenerisce.
«Ho fatto come hai detto tu, ho comprato una camicia sportiva da H&M e dei pantaloni beige. Avevi detto beige col bianco, con l’azzurro o col grigio. La maglietta l’ho presa da Alcott. Mi sono pure tagliato i capelli, ho fatto fare al parrucchiere, come meglio venivano.»
«E che ti ha detto, questa?»
«Eh, niente, che ora è molto impegnata con la tesi, poi si fa sentire. L’ho portata a mangiare una pizza, ho offerto io, le ho pure mostrato quel posto in collina dove si vede tutto il paese e il mare. L’ho accompagnata a casa. Mi piaceva assai.»
«Renato, hai presente quando incontri una tipa e senti che è la persona giusta per te?» Annuisce con entusiasmo. «Succede quando sei disperato. Il problema è che le donne evitano esattamente quello che evitate voi quando siete felici di essere single: quelli che si capisce che stanno cercando di sistemarsi.»
«Ma io ho voglia di innamorarmi, che male c’è?»
«Ma forse non vuoi innamorarti. Forse vuoi realizzare un progetto che stai elaborando dalle superiori, e che adatteresti a chiunque ti capiti a tiro.»
«Senti, io non voglio più cambiare ciò che sono per una ragazza! Non riesco a fare quello che se ne fotte, per fare il figo.»
«Guarda che cambiare è sempre una cosa meravigliosa. È intelligente, vuol dire crescita, migliorarsi. Ma non è cambiamento, il tuo. Stai solo facendo cose che non ti vanno per fare contente quelle stronze.»
«E come mi devo migliorare, allora?»
«Riuscendo a essere felice per conto tuo. Quando uno è felice come sta, ha un colore della pelle diverso, c’ha la faccia luminosa, la sicurezza negli occhi. La gente lo nota. Sei… bello. Sei bello, quando sei felice.»
«Quindi se uno è felice di essere single è figo e desiderato, e quando invece vorrebbe fidanzarsi fa cagare e scappare le ragazze?»
«Bravo.»
«Ma a me piacerebbe veramente trovare una con cui passare tutta la vita. Che dovrei fare, quindi, smettere di sognare e diventare cinico?»
Vorrei fargli capire che cinico non è l’opposto di sognatore. Che il pensiero errato è credere che la vita sia o romantica oppure cupa. In mezzo a queste due sensazioni c’è la realtà, ma poi mi viene in mente che nessuno se la prende con le donne per le loro sciocchezze emotive. Per le supposizioni poetiche a cui si aggrappano interpretando le emoticon su Whatsapp. Per il desiderio di portare un tipo a cena dai genitori troppo presto. Per quando pianificano vacanze insieme ma non gli hanno ancora chiesto il cognome. Per il loro sacrosanto diritto di essere… donne?
Lo guardo e intuisco che Renato non trova la fidanzata giusta perché in lui albergano caratteristiche universalmente ritenute femminili, e questo, nella società del gentil sesso, non è apprezzato. Le donne possono essere tenere o con le palle, sognare l’abito bianco o l’emancipazione,  restare a casa a cucinare o dirigere un’azienda. Guardare la Tv sul divano accoccolate al proprio compagno o concludere la giornata di lavoro con un calice di vino e l’appagamento dell’indipendenza. Le donne hanno a disposizione due piani e venti reparti di vestiti, temi, tessuti, colori, gioielli, stili e accessori, contro il noioso reparto maschile in fondo a destra, i maglioni neri, blu e grigi, e la variante con le renne del cazzo a Natale. Le donne possono mettere sia la gonna che la salopette, e prendersi per mano senza passare per lesbiche, mentre all’uomo non saranno mai permessi né la gonna né le coccole tra amici, o ci si becca del frocio.
All’improvviso mi dispiace di essere stato così disincantato con Renato, le volte che gli ho suggerito quanto aspettare prima di rispondere a un sms. Lo facevo per compiacere l’idea femminile di quest’uomo forte, che molto spesso non serve a niente e nuoce alla salute di entrambi i sessi da decenni. Ce la prendiamo con Ciao Darwin perché mostra troppi culi e tette, ma almeno gli uomini sono rimasti frivoli e scemotti sulle fantasie del fisico, mentre spesso le donne vorrebbero cambiare un uomo dall’interno, nel suo carattere, nell’espressione di un simbolo. Plasmarlo in Mr. Big, in Clark Kent, in Rocco Siffredi. Nello stereotipo rude, poi in quello letterato, no aspetta facciamo l’artista maledetto per il weekend e l’acqua e sapone da presentare alla serata giovedì.
Se sulla donna pendono mille pregiudizi e iniquità culturali, è anche vero che alla donna è concessa la dualità. Il privilegio di poter essere fluida, tra l’essenza di Venere e quella di Marte. La donna spazia nella moda, nel lavoro, nelle scelte, e le si dà sempre il merito della sua libertà, della ricerca. Ma parliamo mai di quanti tabù e doveri si allacciano intorno al collo degli uomini? Di quanto nella storia siano immutati i loro ruoli, tutti incentrati sulla virilità, sulla resistenza, sulla fermezza? Dove sono i blog che parlano dell’universo dei maschi e di quanto poco siano liberi di non essere tori? Delle insicurezze affettive dei giovani e delle angosce dei vecchi? Del perché ci si arrende e ci si finge stronzi o porci, che è sempre meglio che farsi chiamare fighette per essersi mostrati sinceri.
La verità è che l’uomo non ha ancora conquistato il diritto di piangere al cinema, di perdere l’erezione per paura di non essere all’altezza, di avvertire la mancanza della madre, di sentirsi bisex, di restare a casa a cucinare mentre la moglie porta i soldi a casa.
Spio Renato e quei suoi riccioli bizzarri. Sorrido e lo vedo come un soldatino di piombo, con dei piccoli sogni per cui non dovrebbe scusarsi, vergognarsi, o chiedere una convalida di virilità.
Si volta verso di me coi baffi sporchi di gelato e si tocca la fronte. «Secondo te alle donne fa schifo questa ruga d’espressione che ho qui, quando sono sorpreso?»
«No, affatto. La tua ruga d’espressione è bellissima.»

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