Difendiamo i nostri figli? Sì, ma dall’ignoranza!

Bambini violenti

Un pomeriggio, una cliente prendeva il caffè al tavolino con l’amica, e raccontava sinceramente angosciata di aver scoperto il figlio quindicenne a masturbarsi davanti al computer. Non ho potuto fare a meno di origliare la conversazione, perché non è vero che da mia madre non ho ereditato niente, e i dilemmi delle signore mi danno sempre spunti di riflessioni interessanti. A farmi sorridere non fu tanto l’espressione angosciata mentre si confidava, quanto la frase finale: «adesso non so proprio che cosa fare».
Da buon barista – che ho fatto per dieci anni -, cercai di confortarla dicendo che è una fase di passaggio per tutti noi maschietti, quella della pornografia, perché riflette la scoperta del corpo altrui e di conseguenza del proprio. Non c’è nulla di male, non è droga, non contiene nicotina né grassi saturi. È apprendimento. Lei ha scosso la testa più volte e ha risposto «eh, lo capisco, ma queste cose in casa mia non le tollero».
Ho lasciato perdere. Insomma, ci sono passato anche io con mia madre. L’eterna lotta tra la sua invadenza e la mia porta chiusa a chiave. Ma perché i genitori hanno così paura del sesso? È una domanda legittima, considerando che non dimostrano alcuno scrupolo nel comprare Grand Theft Auto ai loro pargoli, gioco in cui si investono pedoni, si spara ai poliziotti e si picchiano le donne. O Assassin’s Creed, simulazione delle tecniche di omicidio per puro diletto. E la lista è lunga, i giochi di successo sono sempre quelli sanguinari. Ma in un paese in cui tanti adulti bendano ancora gli occhi ai bambini di fronte a un bacio gay e poi permettono ai figli tredicenni di scegliere un iPhone come regalo di Natale, negando di responsabilizzarli sul guadagno e indirizzandoli verso le pretese future, non c’è da sorprendersi.
“Difendiamo i nostri figli!”. Ciò che i genitori frettolosi amano ripetere. Ignorando, però, che quei bambini li hanno generati facendo sesso, non recitando incantesimi sotto un salice col proprio amato, intrecciando le dita ed evocando la coppa lunare di Sailor Moon. La loro scusa è che ogni argomento ha il suo tempo per essere discusso. Che tradotto vuole dire “meglio sbandati che istruiti”. Perché procrastinare è solo un modo per liberarsi dal dovere di assolvere ai propri compiti.
Dare troppa libertà ai propri figli o crescerli a base di censure e divieti sono entrambe scelte facili, dettate dal non saper gestire il rapporto con la propria intimità. L’intimità, in Italia, è una faccenda a cui non dare voce. Un tabù. Un “fai quello che vuoi ma non voglio saperlo e non farlo sapere neppure ai vicini”. E per timore di non saper affrontare i vari temi della vita – dal sesso alla diversità, dalle scelte sbagliate al futuro – c’è chi chiude gli occhi, chi urla senza dire niente, chi mette in punizione, chi dice NO a tutto, chi dice SÌ a ogni cosa, chi mente facendo danni, chi sfila cento euro dal portafogli e aggiusta le cose. E il risultato è identico: si salta la fase dell’insegnamento e i figli non capiscono. Non distinguono il bene dal male. Non apprendono empatia. Non sperimentano le misure e non riconoscono gli eccessi. Ma soprattutto si identificano nei genitori, emulando lo stesso tabù ed educandosi a mentire o a non condividere la propria intimità.
Nonostante le statistiche ufficiali diano gli italiani come turisti sessuali e consumatori incalliti di pornografia, e nonostante gli studi avvertano che i giovani fanno sesso sempre più presto e nella totale ignoranza (sui contraccettivi e sulle malattie trasmissibili), quando i genitori devono affrontare l’argomento il risultato è un’esplosione di omertà e ipocrisia.
Una delle credenze comuni è che l’adolescente avvicinato al sesso possa “deviarsi”. Come se io, avendo visto mia madre e mia sorella nude fin da piccolo, fossi dovuto diventare uno stupratore o un maniaco ossessionato dalla vagina. E invece sono gay, pensate un po’.
Questo pensiero, che i figli imparano a cogliere, presuppone e trasmette il messaggio che il sesso sia una cosa sporca e pericolosa. Basti pensare che nelle scuole all’estero, tra chimica e matematica, c’è anche l’educazione sessuale, mentre in Italia si osteggiano le iniziative per allinearci all’Europa, gridando allo scandalo.
Vi ricordate la bufera del gender nelle scuole? Due maestre, tempo fa, vollero seguire l’esempio di civiltà estera, per sensibilizzare i bambini, combattere il bullismo e renderli meno intolleranti. Portarono nelle scuole un gioco che puntava a educare sul genere sessuale (non l’orientamento sessuale), con disegni e tavole, per insegnare ai bambini che una donna può diventare anche una scienziata o un’avvocatessa, e non per forza casalinga, e che l’uomo può anche cucinare col grembiule e stirare, senza vergognarsi o sentirsi demascolinizzato. Apriti cielo: delle madri crearono un gruppo WhatsApp per avvertire che le maestre volevano far masturbare i loro bambini e deviarli.

Educazione sessuale. Uno dei grandi cantieri fermi della nazione, come lo stretto di Messina e la legge elettorale. Si impedisce alle scuole di formare i ragazzi, sostenendo che sia dovere dei genitori ragguagliarli, ma poi questo miracolo non avviene. Diciamoci la verità, la massima intesa tra madre e figlia è il tampax prestato in bagno dopo aver sbraitato “oh, me li stai finendo tutti!”, mentre quella tra padre e figlio è il classico “è bona, eh?”.
L’assenza di disciplina sessuale porta i giovani a non sapere che un coito interrotto non sia sufficiente per prevenire la gravidanza, o che l’hiv non sia un problema unicamente degli omosessuali. Dunque, quand’è che giovani si rapportano con le conseguenze del sesso incauto?
Ho personalmente conosciuto ragazze che trovavano meno seccante abortire o ricorrere alla pillola del giorno dopo, anziché usare il condom. Ragazze all’oscuro del funzionamento del proprio corpo, mai abituate ai contraccettivi e mai responsabilizzate; la maggior parte delle donne, poi, sottovaluta le malattie e le infezioni contraibili finché non si presentano fastidi e non si arriva dalla ginecologa, la prima vera maestra. Ruolo tardivo, che avviene in genere anche molto dopo i vent’anni, quando invece un’insegnante qualificata potrebbe istruire in maniera preventiva fin dal liceo, in una classe, su candida e clamidia, ma pure sugli effetti che un aborto ha sull’organismo. I ragazzi, che non patiscono l’ansia della gravidanza e dunque hanno una soglia della prudenza perfino minore, adottano la precauzione casual del “coito interrotto all’ultimo momento”, trascurando l’esistenza di piattole, funghi e herpes di varia natura, e le conseguenze che un rapporto orale può avere al pari di quello vaginale.
Eppure siamo ancora qui, nel limbo dei pregiudizi, e parliamo di sesso come se non ci appartenesse da sempre, con il desiderio velato di estraniarci da esso. Estraniare noi e i nostri figli. Preferiamo che imparino tutto per conto loro, tra cortili della scuola e prostitute in tangenziale.
Chi vuole davvero difendere i propri figli  dovrebbe pensare a ben altro, che magari è meno plateale, più discreto, ma a lungo termine nocivo per la psiche. I bambini dovrebbero essere difesi dai social, che favoriscono l’alienamento, il bullismo virtuale, la sedentarietà, la scarsa gentilezza e l’anestesia delle emozioni reali. I bambini dovrebbero essere difesi dal consumismo sfrenato, dal vizio, da tecnologia e abbigliamento firmati, dalla solitudine. I bambini dovrebbero essere difesi dalla maleducazione, dalla prepotenza, dalla pigrizia, dall’analfabetismo di ritorno. È dal verbo avere usato senza H che dovremmo difenderli.
Perciò liberiamoci dalla convinzione di non essere in grado di parlare di sesso con i più giovani: se teniamo davvero a loro dobbiamo superare le fobie e il pudore del passato.

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5 thoughts on “Difendiamo i nostri figli? Sì, ma dall’ignoranza!

  1. Condivido tutto cio che è scritto in questo articolo! Non ho idea di come diventeranno di banbini che oggi non hanno ancora 5 anni! Mia figlia mi raccontava che una sua amica non sarebbe andata in montagna perche suo figlio voleva restare a Milano. Non ho trovato niente da eccepire tranne quando ho chiesto che eta avesse il figlio, quando mi ha risposto che di anni ne aveva tre (3) mi sono messa a urlare! Ma si da retta a un piccolo di 3 anni?? Ma che genitori sono mai? Io non capisco più nulla!! E non sono esattamente una che era permissiva con i suoi figli ma ho dato ,oro tutta la libertà con regole e impegni. Ho paura per loro e per noi.

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  2. Non per essere puntiglioso, ma visto che siamo in argomento… Si scrive “come se io FOSSI dovuto diventare”, non AVESSI…
    Per il resto, un più che degno articolo! 😉

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  3. “…e poi permettono alle tredicenni di andare a scuola vestite da mignotte”?
    e come si vestirebbero le mignotte? e chi sono le mignotte?
    Hai una moglie, una figlia una fidanzata, una sorella? e come vanno vestite, tanto per sapere se sono mignotte eh, mica altro
    Se siamo ancora a sti livelli, con gli uomini che insegnano alle donne come vestirsi pèer essere prese per brave donne e non per mignotte…

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    1. Laura, non parlavo di donne, ma di bambine. C’è una grossa differenza. Le donne possono e devono vestirsi come vogliono, non si pone il problema di lussuria e brava moglie, per carità. Per “mignotta” non intendevo un giudizio dato alle intenzioni del vestirsi in un certo modo, per me la gente potrebbe andare in giro nuda e ne sarei felicissimo. Era solo un discorso che poneva l’accento sull’ipocrisia del difendere i bambini dagli argomenti sessuali e poi concedere agli stessi la facoltà di vestirsi in maniera sexy.
      Mi dispiace e mi scuso se il messaggio non era chiaro.

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