Paura del sesso

Paura del sesso

Oggi ho ricevuto un messaggio. Simile a quello letto tre giorni fa. E molto simile a quelli letti ogni settimana da mesi. Il mittente cambia, ma il contenuto no.
Arriva spesso da giovani, ventenni, ma non sempre, perché questo tipo di paura non ha età.
Il messaggio è “davvero noi gay cerchiamo solo sesso? È davvero impossibile trovare amore nel nostro mondo?”
Ho avuto anche io vent’anni e tutte le paure buie che si presentano, ogni mattina appena sveglio, a bussare alla porta. Ho insultato la comunità gay, l’ho accusata di promiscuità, me la sono presa con le coppie aperte e ho deriso i triangoli. Mi sono sentito diverso, incompreso, perfino migliore. Avvolto da un alone di correttezza e tradizione buona, come un figlioccio bene educato che vuole rendere fiero i suoi genitori. Poi sono cresciuto, a tentoni. La maggior parte delle paure sono cadute come crosticine dalla pelle ormai cicatrizzata, e ho smesso di essere furioso. Che poi lo ero con me stesso, per il sentirmi così inadeguato.
A quell’età non hai ancora mezzi per approcciare il mondo e le tante persone che sembrano tutte più sicure di te, e quando non ce la fai, lo incolpi con odio e rancore di ogni bruttura su cui porgi lo sguardo. Finendo per isolare te stesso. Ti metti in un angolo e borbotti “guarda, si tradiscono tutti, non è vero niente”. Ma il mondo diventa bello o brutto, a colori o grigio, a seconda dell’umore con cui lo fissi. Decidiamo noi se il mondo è fatto di nuove coppie gioiose o solo infedeltà.
Quello che è importante è capire che la paura non è un nemico. Anzi, è una grandissima alleata, perché ci spinge a farci domande. Se invece la usiamo per combattere il prossimo, allora gli unici a perdere saremo noi.
Il motivo di questi messaggi credo stia nel fatto che scrivo spesso di sesso, in maniera ironica sulla pagina, e di frequente si punta il dito contro i miei romanzi erotici, che trattano tabù sessuali. Quando cominciai a pubblicizzarli, ad aprile, alcuni dei messaggi che mi inviavano erano di pura ferocia. “Sempre e solo sesso, che schifo. Noi gay siamo davvero depravati, non esiste altro” qualcuno mi ha scritto.
Inutile dire che messaggi del genere mi riempivano di amarezza. Mi facevano soffrire. Ho risposto con sarcasmo e senso di sfida, ma qualcosa nei loro toni ha rievocato il vecchio me stesso. Quel piccolo Paolo ventenne che sognava l’amore romantico nella sua cameretta e diceva “no sex” nelle chat. Lo ripeteva e lo alterava in uno spauracchio. “No sex”, come a dire “niente sesso, non faccio quelle cose, sto cercando solo un primo appuntamento da favola”. E quel piccolo Paolo dal “no sex” è passato a sentirsi in colpa per il sesso torrido e sudato che faceva di frequente, in un’auto sulla spiaggia o nel garage di qualche ragazzo, mentre i suoi genitori dormivano. Quel Paolo ha preso a chiedersi quale numero fosse sufficiente per definirsi una troia. A convincersi che il sesso fosse un antagonista dell’amore e che quindi lo prevenisse. Insomma, “se faccio sesso, non mi innamorerò mai”.
Dicevo a tutti “no sex”, poi scopavo, tornavo a casa da solo, a piedi nella notte, stretto nelle braccia, e mi sentivo sporco. Solo. Stupido. Smarrito. Ma non capivo che quelle emozioni erano già dentro di me. Non era il sesso a buttarmele addosso.
Oggi sono quasi certo che abbiamo paura di quel che non conosciamo. Ma ancor di più, temiamo ciò che ci attrae. Discendiamo da generazioni in cui il piacere è un peccato da consumare di nascosto, come una fetta di pizza sfilata dal frigo alle due del mattino, durante la dieta. Ed è proprio questo che ci rende confusi e ostili, il senso di colpa. La macchia. Questo sesso che tutti facciamo e che dopo decenni è ancora un vizio e uno sfogo, anziché uno spasso o una gioia. Una visione cattolica perfino per i non credenti, che si riassume in un unico concetto: il sesso è sbagliato, se non è finalizzato a trovare l’amore. Dunque non può essere uno svago.
Amore. Più che un sogno, una maledizione che ci perseguita.
La cosa che più mi dispiace è vedere come il senso di colpa trafigga perfino chi non è allettato dal sesso. Ragazzi che trovano più confortevole una coccola, i baci davanti alla Tv, piuttosto che l’atto sessuale. E ce ne sono tanti, ragazzi a cui non piace il sesso, e che per questo si sentono sbagliati, nella loro singolarità. Ricorrono così a uno psicologo, all’autolesionismo o peggio all’abbattimento personale, smettendo di coltivare quel sogno d’amore. Invece di accettare il fatto che ok, non mi piace il sesso, si ritiene più facile ritenere la cosa uno scompenso. Perché? Be’, se il sesso piace agli altri e a me no, il problema sono io.
È davvero incredibile che si parli tantissimo di sesso, ovunque, dai telefilm alle notizie di scienza, e che nessuno sappia bene cosa sia. Il motivo? È semplice. Siamo otto miliardi di individui, fatti di infanzia, traumi, eredità biologica e storica, ricordi straordinari, prime esperienze, e indole assolutamente individuale e irripetibile. Siamo diversi ed è una cosa meravigliosa. Perciò non esiste il “fare sesso”. Il sesso è un prolungamento della nostra emotività. Anche quando diciamo “solo scopare”, in realtà stiamo parlando del nostro personale modo di interagire. Siamo fatti di sentimenti, ed è attraverso questi che ci uniamo al prossimo. Con passione, tenerezza, veemenza, fretta, distacco. Ma non possiamo esimerci dal toccare gli altri attraverso i nostri sentimenti.
Non ci si dovrebbe più chiedere che cosa si è o non si è, per incollarci un’etichetta e renderci catalogabili e inquadrabili dall’esterno. Se etero, gay, bisessuali o asessuali. Potremmo cambiare ogni settimana e non ci sarebbe niente di male. Essendo persone e non robot, non possiamo pretendere da noi stessi di risultare semplici. Di non seguire le emozioni e gli impulsi che ci indirizzano verso un corpo o ci allontanano.
Chi non trova piacere nel sesso non dovrebbe sentirsi difettoso, perché siamo noi a rendere importante o superfluo un aspetto della nostra vita. In base a quello che ci fa felici e motivati a vedere l’alba di domani, addormentandoci con un sorriso sul cuscino. Il sesso vada al diavolo, se invece di ottenere esiti di piacere ricava solo disagio. Nessuno dovrebbe più avere paura di non soddisfare le aspettative altrui, forzandosi di fare qualcosa che per il proprio corpo e la propria emotività è irrilevante. Forzarsi significa accontentare l’altro e togliere un pezzo a noi stessi. Trovare qualcuno adatto a noi è l’unica fonte sicura di benessere. Non ti piacciono i pompini ma il tuo partner non può farne a meno? Si trovi qualcuno che glieli faccia, non vederti come inadatto.
E per chi rinnega il sesso e tutte le sue forme più spaventose perché ne è terrorizzato, forse si sta solo puntando la torcia ossessiva su qualcosa che vorremmo tanto vedere meglio, ma ottenendo la deformazione della sua ombra sul muro. All’interno del sesso oscuro non troveremmo che noi stesso. Nel nostro aspetto sincero. Scoprendoci, non avremmo più motivo di odiare chi fa cose diverse dalle nostre, chi è attratto da fantasie che non condividiamo, chi fa pratiche che noi non oseremmo. Accetteremmo gli altri, dopo aver accettato noi stessi e il piccolo, dolce mostro che culliamo dentro.
Perciò, a chi mi chiede con tristezza se siamo davvero così ossessionati dal sesso e non badiamo più all’amore, rispondo che no, non abbiamo rinunciato ai legami. Ma dovremmo rinunciare a valutare le nostre vite in base a quelle del vicino di casa. Nessuno potrà mai dirci qual è la ricetta della felicità, saremo sempre noi a scegliere gli ingredienti. Scegliamo noi che volto avrà il nostro amore.

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