I primi appuntamenti di merda 1 parte

I primi appuntamenti di merda 1 parte

Se c’è una cosa che ci inorgoglisce come una parrucchiera che una volta tanto indovina quei cazzo di due centimetri che le hai chiesto di tagliare – evitandosi un TROIA TI AMMAZZO I CANI scritto di notte sulla saracinesca – è la coerenza (“io mi reputo una persona coerente”). Un’altra è il considerarci meno superficiali del resto dei gay che si vestono da Principessa Serenity per andare alla Coop a comprare radici di zenzero per i frullati bio. Tuttavia, per quanto i buoni propositi vivano in salute nel nostro animo quando siamo single e disperati, tutto il disappunto ritrova pieno vigore alla fine dei primi appuntamenti orrendi che almeno una volta abbiamo tutti subito.

1) PRIMO APPUNTAMENTO CON QUELLO CHE ARRIVA IN RITARDO. Sembrerebbe una sciocchezzuola, una pagliuzza così lieve, un granello di sabbia nei calzini, e che sarà mai. Ma tu sei maniacale, hai trascorso le ultime tre ore di un’assolata giornata a essere in perfetto orario con ogni commissione in sospeso, con il lavoro, hai scansato amici e la nonna che non ti vede da troppo e ti fa sentire in colpa perché neppure stasera andrai a trovarla prima che l’angelo spazzino se la porti via. Ti sei chiuso nel cesso a studiarti i punti neri da sgomberare, a spruzzarti l’Ambi Pur sull’ugola, a vagliare la camicia perfetta per non sembrare elegante nel caso lui fosse troppo casual, ma neanche uno che va in giro in tuta. E ti presenti nove minuti prima con la goccia di sudore nevrotico appesa alla fronte e la palpebra fatta di coca, perché adori avere tutto sotto controllo, e quel futuro becchino che cosa pensa di fare, eh? “Scusami, c’era traffico”; “scusami, mi hanno fermato degli amici e ci ho preso un attimo un caffè”; “scusami, ho dovuto accompagnare un momento mia madre da mia zia, e non potevo scriverti perché guidavo e non potevo chiamarti perché lei non sa di me, ma finalmente eccomi”. Le scuse non bastano, mio caro Tonio Cartonio inconsapevole della mia ira.
SCUSA DI MERDA. Nonostante sia sexy, nonostante sia sufficientemente carismatico, e nonostante abbia pagato il gelato, l’umore è allo sfacelo, e ogni suo spostamento d’aria azionerà ormai solo la visione di lui torturato a morte dalle mollette dei panni. Trascorrerai l’appuntamento a tavolino con un sorriso finto, chiacchierando dei troppi indiani con rose presenti in centro, e infilandoci dentro delle sbarazzine ma nette considerazioni su quanto ami essere single. Ci sarà un limone sbrigativo in macchina verso le undici e mezza, prima di dirgli che devi tornare a casa perché è stata una giornata pesante. Non risponderai subito al suo messaggio su Whatsapp intorno alla mezzanotte e venti, e al mattino gli scriverai qualcosa tipo “scusa, sono crollato dal sonno, ora scappo al lavoro, ci sentiamo in questi giorni”. Ovviamente già sai che il povero coglione invecchierà grasso e solo.

2) PRIMO APPUNTAMENTO CON QUELLO A CUI HAI DIMENTICATO DI CHIEDERE L’ALTEZZA. Tu aspetti al parco guardando le rondini di maggio che intersecano il cielo azzurro di questa giornata che segnerà la svolta della tua patetica vita senza minchia, e lui parcheggia alle tue spalle, mandandoti un sms con su scritto “sono qui, girati”, e allora ti volti col sorriso di Alessandra Martines quando incontrava un nuovo uomo a cui devastare l’esistenza in Fantaghirò, e quando mette i piedi fuori dall’auto scopri che non gli hai mai chiesto l’altezza. Un lampo nero ti folgora la coscienza, il cielo si colma di nubi che gettano un’ombra sul tuo viso, e una vorticosa compilation di immagini di voi due riempie i tuoi pensieri. Immagini di te che lo presenti agli amici, che gli lanceranno noccioline e batteranno le mani dicendogli “balla scimmietta, balla!”. Immagini in cui andrete in giro mano nella mano e ogni tanto lui ti rimarrà aggrappato e lo solleverai per sbaglio e lui dirà “ancora, ancora, volo, volo!”. Per quanto sia dolce e sinceramente divertente coi suoi aneddoti da nani, in quel bar in cui ti porta a bere qualcosa, non puoi proprio fare a meno di essere sbadato e appoggiargli il cellulare e le chiavi in testa per andare a prendere un secondo Estathe al limone al banco.
SCUSA DI MERDA. Concluderai l’appuntamento ignorando qualunque suo connotato caratteriale, perché ormai non te ne frega più niente, e lo trascinerai a casa tua nel più breve tempo possibile, fingendo che sia un emarginato che ti segue con insistenza mentre la gente vi guarda. Lo farai solo perché un amico una volta ti ha detto che i nani ce l’hanno enorme. E quando gli calerai le braghe con uno scatto impetuoso e i denti vampiri di fuori, e con un balzo molleggiante il suo prosciutto ti colpirà l’occhio – perché sarà così, oh sì, sarà effettivamente grosso, credimi – tu rimarrai in ginocchio, disarmato, spossato, a chiederti perché il più bel pene-lattina cosparso di vene sinuose debba appartenere proprio a questo folletto con cui proprio non riesci a immaginarti. Il giorno dopo, nonostante tu sia ossessionato da quel grosso pescecane che vuoi far tornare subito accanto a te, gli manderai un messaggio su whatsapp in cui ti scuserai gentilmente, quasi mortificatamente, ma lui ti fermerà prima che tu possa dirgli che sarai impegnato tutto il giorno, e sorriderà dicendoti non fa niente, perché i nani sono così, tenerelli ed empatici.

3) PRIMO APPUNTAMENTO CON QUELLO CHE SEMBRAVA VIRILE IN FOTO. Se non hai mai imprecato perché, pur essendo ateo, la cosa ti è sempre parsa volgare, un bel mannaggia Sant’Agostino qua non te lo leva nessuno. Era troppo strano che così sexy fosse anche così disponibile con un rospetto come te, e ti sei lanciato prima di sentirlo al telefono – una prassi a cui sei quasi sempre fedele – perché quando ti ricapita che uno così accetti subito di uscire?
Hai fatto male i conti, Ciccio Bello senza ombrello. Una volta superato il disagio iniziale derivato dal suo “ciaaaaaaaaaao” e fatto finta che quella sua grande borsa a tracolla sia per lo meno unisex (chissà dentro quanti specchietti e correttori per le rughe, ma non ci pensare), cominciano i veri drammi. La sua risatina ultrasonica e delfinica danneggia le apparecchiature pubbliche wifi, che già scintillano appese ai pali della piazza. Il suo sorrisetto fa così ragazzina a modo figlia di borghesi ambasciatori di famiglia tradizionale che i vecchi porci già vi ronzano intorno come gatti col pesce caduto dal bancone del ghiaccio. Le sue braccia sono scomposte in così tanti angoli che potresti usarlo per progetti universitari, visto che la scuola pubblica è povera e non ha l’attrezzatura.
Non ti sentirai mai abbastanza attivo per soddisfare tanta culeria, e può dirsi versatile quanto gli pare, tu non ti inchinerai mai a ciucciare il pepo a uno che molto probabilmente si farà chiamare La Katy dagli amici.
SCUSA DI MERDA. Se per caso riesce a insinuarsi subito nelle tue mutande, sradicarla sarà un’impresa. Le passive – per quanto siano più affamate di quelli che in Duomo ti guardano nel piatto mentre pranzi come se non avessero mai visto una fetta di pizza – sono molto amorevoli e alla ricerca di un principe azzurro che ami solo loro, almeno fino al prossimo weekend (in cui comunque spariranno da sole in vista di qualche seratona nuda in disco piena di altre passive ultrasoniche, in pratica un delfinaio dance). Se non volete aspettare il venerdì, una volta al sicuro in casa propria (e dopo aver girato la chiave tre volte per sicurezza) scriverete l’unico sms in grado di non offenderla ma di allontanarle: “purtroppo sto risentendo il mio ex, e sono molto confuso. Mi ha scritto proprio ora, forse è meglio non rivedersi. Ti chiamo io”. L’amore si allontana con altro amore, lo sanno tutti.

4) PRIMO APPUNTAMENTO CON UN BONO EGOCENTRICO. È come quando si dice che all’Estero funziona tutto, tacendo stoicamente il più piccolo disguido solo perché si odia essere italiani (vatteli a scopare tu i giapponesi, quei replicanti senz’anima e col clitoride, e passa le notti coi bei ricordi dei siculi che usano il proprio pesce come cintura dei jeans). Ecco, per quanto ci si ostini nel dire che i boni non sono tutti dei chicchirinielli (cerca su Google se non sei nato al sud), è altamente improbabile incontrare un ragazzo molto bello che sia modesto, e per modesto intendo uno che si fa ancora le foto da solo (un bel ragazzo dispone sempre di amici-equipe pronti a piazzarlo su uno sfondo bianco, con posa da Slenderman e uno specchio appeso accanto, non si sa ancora per quale motivo). Che sappia schivare le insidiose trappole della grammati-karate – perché le frociare già gli facevano i compiti al posto suo alle superiori sperando di essere notate, un giorno, povere troie. O che non sia ossessionato dai vestiti vintage (incubo senza fine), che sfoggia credendo di essere nel suo eterno prediciottesimo – solo che ormai c’hai trent’anni, teso’, e Versace non t’ha chiamato, scendi da quel piedistallo di bottigliette vuote di steroidi e fatti una famiglia. Ma saresti pure disposto a chiudere entrambi gli occhi per le ultime dodici battute che non ha capito, e che dopo una risatina di circostanza ha commentato mogio con “cioè, scusa, che intendi…?”. Perché almeno entreresti nelle viscere di un bellissimo ragazzo di cui vantarti in giro (ricorda che solo i bruttarielli e i padri di famiglia sono attivi, perciò se vuoi uscire con un bel ragazzo, che non ti venga in mente di strusciargli il culo da gatta sulle gambe). Quello che proprio non tolleri è la sua sfacciata consapevolezza di sé, di sicuro nutrita da tutti i “quanto sei bono!” che riceve sotto le foto di Facebook. E così, mentre l’appuntamento si consuma a un tavolino minacciato dai camerieri zombie che continuano a chiedere “tutto bene?” solo perché vorrebbero trottarselo in bagno, tu magari cerchi di narrare qualche episodio del campeggio a sette anni o dell’operazione all’anca del cane, mentre lui fa il sordo e fluttua nel suo mondo immaginario e si specchia al cucchiaino. Poi ondeggia di continuo sulla sedia sorridendo con gli occhi beati, come se le illusioni dei suoi servitori gli stessero facendo venticello con grossi ventagli.
SCUSA DI MERDA. Alla fine, il tanto atteso ragazzo immagine coi muscoli  da duplo, i tatuaggi copiati dai porno della Titan (continua a sognare di assomigliare a quelli, continua) e gli occhiali da sole usciti quest’anno – vezzeggiato sui social e dagli spacciatori con cui tiene in equilibrio la sua depressione, derivata da un artificiale stile di vita di palestra, foto e niente amore – si rivela una noiosa un’operazione di marketing di se stesso. Non avrai mai una relazione con lui, perché dopo due ore non ti ha rivolto mezza domanda e non ha la più pallida idea di chi tu sia, neppure gli interessa. Te lo porti a casa stremato dalla uallera, implori dio di non sbandare dal sonno in un canale, e ci scopi per sette minuti, saggiando lo stesso calore umano provato quando ti infilavi nel culo i pennarelli a quindici anni. Il giorno dopo non ti farai sentire, ti mancherà il tuo ex, quello senza capelli che ti mangiava i capezzoli come solo lui sapeva fare. Lui sarà sconvolto dal non ricevere sms di complimenti e lodi, ti saluterà con un “ciao…”, e tu gli dirai che lui è molto simpatico, ma durante il sesso non è scattata quella cosa. Lui chiamerà subito il suo spacciatore per altra droga.

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