Come risponderei davvero durante i colloqui di lavoro

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Sono passati anni ma lo ricordo ancora.
In un negozio d’abbigliamento di uno dei tanti brand italiani, salgo al primo piano ed entro nel ripostiglio, dove due bionde mi accolgono con aria prestigiosa, si siedono dietro un tavolino delle medie con il mio curriculum tra le unghie, e mi sorridono strizzando gli occhi.

COM’È ANDATA DAVVERO E COME AVREMMO TUTTI VOLUTO RISPONDERE

Lei – Allora, Paolo. Sembri un bravo ragazzo. Hai lavorato in un bar. Dimmi, come mai vorresti diventare shop assistant?
Io – Mi sono appena trasferito, sto cercando lavoro, e francamente ho sempre adorato la vendita. Il contatto con il pubblico è davvero stimolante, dinamico. Credo di esserci portato
Nella mia testa – Shop assistant? Oddio, parla italiano così ti viene con meno enfasi, che sembra una scrivania da Vogue, e non un part time da quattro soldi come piegamagliette. A parte questo, sono qui perché nell’ultimo bar cercavano un milk artist di massimo ventidue anni e con cinque di esperienza. Magari qui vi va bene qualcuno che non sia stato prelevato nella culla

Lei – Sei lontano da casa. Sei certo che starai qui fisso, o potresti trasferirti altrove? Sai, a noi servono questo tipo di informazioni, per stabilire la disponibilità del candidato
Io – Adoro questa città, è stata la mia prima scelta. Vorrei che diventasse la mia nuova casa, perciò spero di restarci per molto
Nella mia testa – Con QUI intendi questo bacino di smog, la metro che puzza di piscio e la gente che al mattino ti lancerebbe il caffè rovente in faccia perché ha dormito tre ore appena? Al mio paesello l’unico posto libero in macelleria se l’è preso mia cugina, non avevo molta scelta. Così sono venuto qui, ho lasciato centoventi curriculum ovunque, mi fanno male le gambe. Mi ospita un amico, dormo sul suo divano, ed è ridicolo pensare che uno che sta cercando lavoro e si è appena trasferito riesca ad assicurarti che starà qui a tempo pieno, considerando che una stanza in affitto costa fino a 500 euro, e mi si richiedono anche tre caparre, quindi saliamo a 2000 euro: pretendi che io ti assicuri stabilità prima ancora di essere assunto?
Stronza, ho disperato bisogno di un lavoro!

Lei – Ottimo. Ma dimmi, tu hai mai comprato i nostri capi?
Io – In realtà il marchio ha uno stile che sento mio, è davvero adatto a me, i colori caldi e casual, ma sempre comodi. Compro spesso i vostri maglioni. Li trovo un po’ adatti a tutte le occasioni
Nella mia testa – Certo che li compro. Sono povero, le vostre pezze in acrilico fanno proprio al caso mio. Se qualcuno si accendesse una sigaretta prenderemmo tutti fuoco spontaneamente. Fossi ricco, ti pare che metterei piede qui dentro?

Lei – Sapresti dirmi qual è il segreto della nostra azienda? Cos’è che ci rende diversi da qualunque altro marchio?
Io – Credo… l’organico inteso come una grande famiglia compatta, che collabora e si impegna per ottenere un unico, comune risultato nelle vendite e nella crescita?
Nella mia testa – Niente. Producete tutti stracci prodotti in Cina e in India da pochi centesimi al pezzo usufruendo di manodopera sottopagata, li rivendete qui a prezzi accessibili ma guadagnandoci venti volte il costo originale, ci infilate dentro manichini palestrati, stringete gli orli deformi con delle pinzette così che non si veda la manifattura scadente, bombardate il negozio di luci soffuse per renderli attraenti e musica per rincoglionire i clienti, ed è fatta

Lei – Anche, ma soprattutto il rapporto qualità prezzo. Il nostro marchio offre prodotti di qualità mantenendo costi accessibili. È questa la nostra forza
Io – Giusto. Ha ragione. È certamente una colonna portante di qualunque brand, avere un buon equilibrio, così da puntare sul più ampio numero di compratori
Nella mia testa – Come fai a convivere con te stessa dopo aver raccontato queste menzogne? Sei più falsa di tuo marito quando torna tardi dalla “serata di Nintendo Wii con gli amici”

Lei – Credi di essere pronto per diventare commesso? Secondo te cosa stiamo cercando?
Io – Sì, sono molto determinato. Sicuramente cercate un dipendente volenteroso, flessibile, che dia all’azienda il suo personale contributo. Anche pronto a qualche sacrificio, a degli straordinari, e io lo sono
Nella mia testa – State cercando un tizio laureato, così da avere una buona formazione personale e culturale, ma che abbia una di quelle lauree che non introducono nel mondo del lavoro, come Lettere o Architettura, così che sia abbastanza disperato da cercare lavoro come commesso. E che non abbia altre opzioni, così da rinunciare alla sua vita personale ed essere disposto a farsi spremere e sfruttare durante i saldi natalizi

Lei – Sai qual è il nostro problema?
Io – Quale?
Nella mia testa – Le doppie punte?

Lei – Che i candidati non sanno a cosa vanno incontro. Sai che potresti dover lavorare nel weekend, vero?
Io – Certamente, nessun problema
Nella mia testa – So anche che per novecento euro di merda dovrò dare fondo alla mia intelligenza, alla mia creatività, al mio umore e alle mie forze fisiche, e occuparmi delle vendite come se ne ricavassi qualcosa e subire il peso del budget giornaliero, e che dovrò pregare i clienti di comprare i vostri vestiti per raggiungerlo e farvi arricchire sulle mie spalle

Lei – Vogliamo che i nostri dipendenti mettano tutto l’impegno nell’azienda, come fosse la loro
Io – Se doveste assumermi, per me sarà così. Metterò il massimo impegno
Nella mia testa – Solo che non è mia, ma vorresti che ci lavorassi come se avessi percentuali extra. Invece sarei un semplice dipendente sottopagato e con un contratto a scadenza, che mi farà tremare al momento del rinnovo, e grazie a questo dovrò affrontare le puerili pugnalate alla schiena degli altri dipendenti. Perché nessuno vorrebbe essere licenziato, e tutti proveranno a mettere in cattiva luce gli altri per tenersi stretto il posto

Lei – Che tipo di carriera credi di poter avere all’interno di un marchio come il nostro?
Io – Non saprei… Mi piacerebbe farmi notare e crescere. La posizione poi la valuterebbero i miei superiori
Nella mia testa – A voi della mia carriera non frega un cazzo. Cercate un tizio senza passioni e personalità da formare e tenervi il più a lungo possibile, così da non avere grane con licenziamenti, o andreste incontro a nuovi colloqui. Prospettiva che sperate di evitare perché il tempo scarseggia ed è sempre momento di saldi. Ma chissà, magari non avrò mai occasioni migliori, e così diventerò una nuova te. Riuscirò a diventare responsabile qualcosa, ad accaparrarmi la scintillante somma di 1500 euro al mese, investire ogni ora della mia stringata vita tra queste mura, e a rincasare così distrutto da non avere la forza di fare un pompino al mio fidanzato

Lei – Bene. Allora credo che ci siamo detti tutto. Ti contatteremo nei prossimi giorni per farti sapere. Grazie Paolo, buona fortuna
Io – Grazie a lei per la disponibilità. Buon lavoro
Nella mia testa – Grazie tante, anche se non mi richiamerete. Ho quasi trent’anni e quello prima di me era giovane, sciocco e atletico, un ottimo affare. Sceglierete lui per fare colpo sulle clienti teenager, e poi i dipendenti giovani sono più inclini a passarci sopra, quando vengono abbindolati da false promesse lavorative. Buone feste

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