Perché le donne restano single

32. Donne single

Ieri ho letto l’articolo di un giornalista maschio, eterosessuale, che spiegava i motivi per cui le donne moderne faticano a trovare un uomo. Donne fantastiche non sposate!, sottolineava. La colpa? Degli uomini, naturalmente.
Ora, questa pagina solo sa quanto io adori fare ironia sui cliché maschili, ma certe volte bisogna spezzare una lancia a nostro favore, soprattutto perché sono io stesso un uomo che ha avuto la fortuna di conoscere molto bene i comportamenti e le ossessioni a tinte rosa. Fin dalle superiori ero quello con cui le compagne si confidavano, mia sorella è la mia migliore amica, e avendo lavorato in un bar per più di dieci anni ho rastrellato una vasta gamma di opinioni femminili d’ogni età.
Vediamo la teoria su cui si basa l’accusa: gli uomini sono per natura maschilisti, nell’approccio ai sentimenti e soprattutto nella visione della coppia, intesa come un duo squilibrato in cui il maschio porta il pane in tavola e la donna mansueta si occupa della famiglia. Dunque, a causa dell’ultimo decennio, che ha visto radicare una potente rivoluzione sessuale e nuove e più eclettiche prospettive per il mondo femminile, gli uomini si sentirebbero demascolinizzati, minacciati dal ruolo delle compagne e dalla loro nuova parità, e orientati pertanto a un narcisismo poco virile.
È tendenzialmente tutto credibile, se non fosse che il ragionamento può essere capovolto con facilità. Se è vero che tante fantastiche donne non trovano marito, quanti altrettanti fantastici uomini vengono rifiutati con cadenza regolare dalle donne?
Troppi. Il problema non è sessuale, cioè del maschio o della femmina, ma di entrambi. Della società 20-30enne educata a ricercare l’amore basandosi su criteri che non hanno niente a che fare con la relazione duratura, con il per sempre. Le donne, molto spesso, sono attratte da canoni che non sono utili alla relazione e ai compromessi, ma che sono più affini all’infatuazione adolescenziale, all’adrenalina e al pathos dei grandi film al cinema. Ancora citano Sex and the city e l’ansimato Mr. Big. E le iellate vere sono quelle che oggi compiono vent’anni e hanno posto come modelli d’amore i vari efebici dannati di Twilight.
“Le ragazze flirtano con i cattivi ragazzi, ma poi sposano i bravi ragazzi” diceva Jean degli X-man, rifiutando il bacio di Wolverine. Sapeva il fatto suo.
Il romanticismo è uno dei responsabili della confusione. Per l’uomo è la cavalleria, la premura, la dolcezza. Per la donna è un puttaniere testardo, sicuro di sé, innamorato del suo lavoro, conciso nelle parole dosate per far penare, devoto agli amici, con poco tempo a disposizione, restio a impegnarsi, sfuggente, che dopo mesi di tira e molla decide di cambiare per lei, sotto la pioggia, perché ha capito di aver sempre sbagliato tutto nella vita, ha capito che le altre non erano abbastanza, ma ora è innamorato, si volta pagina. Insomma, un copione fattibile per un’ora e mezza davanti allo schermo, non per un rapporto in cui due persone decidono di attivare un mutuo, comprare mobili a basso costo per affrontare la crisi, fare un bambino e pagare i costosi libri delle medie, tenere testa al calo della libido senza dividersi, imparare i difetti reciproci senza scoraggiarsi.
Credetemi, lo so. Mi sono innamorato dello stronzo, poi dell’introverso ubriacone e poi di un violento. Regalano emozioni elettriche, condiscono il tempo, è come mangiare sempre pizza e patatine. Ma poi decidi di lasciarli andare perché non si può vivere di sussulti e di vizi malsani. Ti fanno svegliare una mattina che sei invecchiato e ancora solo, ma ormai stanco, ti hanno strappato via tutto il buono che avevi. E accetti il meno carismatico ragazzo della porta accanto. Entri nel suo pianeta Ikea, di situazioni senza pretese o salti nel vuoto, ed è piacevole, confortante. Un pianeta in cui puoi rilassarti.
È difficile acconsentire all’ordinario, sì. Alle farfalle che dormono nello stomaco.
Se una donna incontra un tizio carente di nevrosi, che fin da subito si pone con “sai che c’è? Mi piaci, senza giochetti. Ti porto a cena. Che fai domenica? Tieni, ti ho preso un regalo. No, tranquilla, puoi dormire da me”, è molto probabile che quella donna, dopo due settimane, si sarà rotta il cazzo, lo pianterà dicendogli di non provare un sentimento abbastanza sincero, che non vuole ferirlo, che è un tesoro, che merita una tipa migliore. E dopo tre settimane si lamenterà a pranzo con le amiche sbuffando “ma dove sono i veri uomini?”
Con uomo vero, l’immaginario femminile intende quello che ti invita fuori con vaghi accenni all’uscire insieme, da decriptare rileggendo dodici volte l’ultima chattata, in cui non si capisce se lui lo sta proponendo, o se ti sta chiedendo se ti andrebbe l’idea senza ancora aver avanzato la proposta, o se intende una sera quando tornerà dal viaggio di lavoro oppure è una data ancora virtuale. Romantico, eh? L’uomo vero è quello che ti scopa e poi si fa risentire tre giorni dopo con un messaggio goliardico tipo “we, come va?”, per cui la donna s’incazza, non ci crede sia così stronzo, chiama le amiche e tutte insieme cominciano a ragionare se con “we, come va?” lui intenda comunicare il suo disinteresse totale, oppure se è una prova per capire se lei lo sta pensando, o ancora se lui non si è fatto sentire perché in realtà non vuole essere invadente ma in fondo è già preso. Romantico, eh?
Tutto questo per dire cosa? Che gli uomini perfetti ci sono, ma non brillano. Stanno al loro posto, non fanno casino, non vanno in palestra e non cercano di risultare stravaganti. Molte donne, di conseguenza, non li trovano interessanti. Un commesso dal faccione acqua e sapone, privo di bicipiti, con un suo appartamento modesto, che guarda film come Avengers? Banalissimo. Eppure è lui l’investimento che non accettiamo. Non ci farà palpitare, certo. Non ci porterà a temere che andrà con altre donne dopo essersi dilungato sul lavoro, causandoci quel brivido di terribile piacere. Non avrà foto profilo adulate e un primo piano che lascia il segno. Non sarà un asso con l’abbinamento dei maglioni. Ma è lui il nostro campione. Il padre dei figli che vorremmo. La spalla su cui ci poggeremo durante la malattia, la fatica, la sfortuna e tutti i giorni neri.
Perciò prendiamo il fascio di adoni problematici che ingorgano le città e lasciamoli scopare coi loro riflessi davanti allo specchio. Non ci vorranno mai. E noi non ne abbiamo bisogno.
E adesso l’ultimo ostacolo: quante donne si lamentano di non avere un uomo, ma in giro si mostrano come se quasi li odiassero? Sì, sembra un discorso paesanotto, lo so. Ma nasconde un barlume di realismo. Nell’intento di non voler dare all’amore il ruolo da protagonista, soprattutto quando non si fa vivo, tante donne lavorano, fanno la spesa, vanno all’aperitivo, prendono la metro, fanno acquisti, il tutto assumendo un atteggiamento ostile. Come a dire sono “ehi, ciccio, sono felice così, sono completa, mi vedi?” E così subentra un mix di cinismo e orgoglio che finisce per convincere gli uomini della loro inopportunità. Scappano. Vocabolo familiare, giusto? Scappano. Ma non dalle donne, bensì da quello che credono di captare nelle donne. Non sono vigliacchi, ma probabilmente penseranno “questa m’ha lanciato un’occhiata… Già mi odia, lo sento, meglio andare”.
Per fare un esempio visivo, bisogna tenersi aggrappati al duemila con una mano e sventolare l’altra agli anni novanta: gli uomini desiderano ancora sentirsi utili. Fare qualcosa per voi. Se non gliene date l’occasione, gli uomini andranno via con la sgradevole sensazione di incompiutezza. Perciò è magnifico che siate diventate ragazze di successo o emotivamente salde, donne con la testa sulle spalle e indipendenti. Che vi siate liberate dei morbosi e dei fannulloni. Non dovrete mai perdere i trofei di libertà conquistati. Ma potete fare un po’ di spazio nella vostra vita. Sul lavoro, al bar, sulla panchina al parco. Uno spazio di manovra per lui. Dargli modo di fare il maschio, anche solo per finta. L’uomo non è solo un individuo sociale, ma conserva quel principio di animale selvatico che nella giungla caccia e porta il cibo alla compagna, per i cuccioli. È la sua missione. Fatelo giocare con la sua missione.
Questo post non è per bacchettare le donne, ci mancherebbe, e spero tanto che non ne abbia dato l’impressione. Mi dispiacerebbe molto. Condivido con loro più di quel che potessi immaginare. Ma scrivo queste righe per suggerire alle mie amiche di prendersi una pausa, anche solo una volta a settimana. Un giorno in cui guardare gli uomini con più empatia, senza bistrattarli se non sono dei machoman, dei direttori d’azienda o dei prestigiatori delle parole che incantano. Un giorno in cui tutti mettiamo a tacere quello che sogniamo, e ascoltiamo invece quello di cui abbiamo veramente bisogno per stare bene. Stare tra le braccia di un amore senza fuochi d’artificio, e tuttavia competente nel regalare uno spettacolo luminoso chiamato vita insieme.

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6 thoughts on “Perché le donne restano single

  1. Da donna, condivido in pieno. Gli uomini hanno bisogno di essere utili e importanti per la propria compagna e noi donne forti ed autonome dobbiamo riconoscere che possiamo molto ma non tutto. E che non c’è niente di male nell’aver bisogno di un uomo. L’avessi capito prima mi sarei risparmiata un sacco di dispiaceri.

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